Il calcio, come la vita, è sogno. Per questo Allegri non è più l’allenatore della Juventus; perché i tifosi, e non solo, vogliono sognare. I tifosi? Forse non è esatto: la Juve non ascolta la piazza e anche se qualcuno ha scritto che Nedved si sarebbe fatto interprete della frustrazione di gran parte del popolo bianconero per il calcio remissivo di Allegri, stentiamo a credere sia questa sia la ragione principale del suo esonero.

Il fatto è che il palcoscenico nazionale non può più bastare alla Juventus e che su quello internazionale, la squadra può anche perdere, ma deve esprimere un altro gioco. L’Ajax non ha vinto, però è stata la rivelazione dell’anno, non solo perché è andata avanti senza i favori del pronostico, ma anche per il gioco garibaldino e privo di calcoli che ha proposto. 

Quello che la dirigenza bianconera ha deciso di affrontare si chiama: rischio. Rischio, magari, di non vincere il campionato a costo di vedere, comunque, un’altra squadra: più propositiva, più spensierata, più coraggiosa. L’idea di fondo è che quella attuale sia già altamente competitiva e che ci sia bisogno di pochi innesti. Anche perché il bilancio non pare permettere spese folli.

Mentre tutte le altre squadre italiane sognano una vittoria significativa e firmerebbero per uno scudetto, la Juve si può permettere di sperimentare e rivoltare l’impostazione calcistica di una squadra che ha vinto moltissimo in 5 anni. Nel suo caso il calcio non è un sogno, bensì un doppio sogno: continuare a vincere su più fronti e in modo esaltante. Un abbinamento che da un po’ di tempo, non è riuscito quasi a nessuno.