Giovanni Kean racconta Moise Kean. Il fratello del classe 2000 ha parlato così a Tuttosport: "Moise l’ho cresciuto io, nessuno lo conosce meglio. Siamo molto legati, anche se ora lontani, visto che sto giocando in Campania. Ma ci sentiamo tutti i giorni. E alla fine di ogni partita. Decisamente sollevato. L’ultimo anno è stato il più difficile della sua carriera: nel percorso di un attaccante è normale che a tratti si segni di più e a tratti di meno, solo che intorno hai chi un minuto ti esalta e quello dopo ti butta giù". 
 
LEZIONE - «Sì, anche se credo gli sia comunque servito da lezione. Ero certo che ne sarebbe venuto fuori, perché ha una carattere forte. Ogni tanto la gente si dimentica che è del 2000: è in campo da tanto tempo, ma solo perché aveva esordito già a 16 anni. Moise ha solo bisogno di sentire fiducia intorno a sé, a quel punto riesce a dimostrare quanto vale». 
 
CAMBIARE - «Quando tutto gira male, devi individuare i tuoi tuoi punti deboli e cercare delle soluzioni. Così lui ha iniziato a lavorare sulla testa, per aumentare l’asticella della concentrazione. E anche sul peso: ha capito che condurre una vita sana, in tutto e per tutto, ti permette di rendere al massimo del potenziale. Ma attenzione: lui adesso è al 70%, ha ancora ampi margini». 
 
TESTA E DIETA - «Così, in estate, si è presentato in ritiro un Moise diverso. Allegri è stato il primo a a rendersi conto dei suoi progressi e del fatto che si sia presentato nel pre-campionato con un’altra mentalità rispetto al passato. E anche con una maggiore massa muscolare, appunto. L’ha subito visto diverso da come lo conosceva, anche se poi non sempre la svolta può arrivare al primo colpo». 
 
SARRI, CHE GODURIA - «Ci era rimasto molto male, perché avvertiva la sincera fiducia della società. Ma non rientrava nei piani di Sarri, così il club aveva dovuto trovare una soluzione al problema. Che goduria, nell’ultimo turno di campionato, vedergli segnare una doppietta alla Lazio proprio sotto lo sguardo del tecnico!». 
 
RITORNO ALLA JUVE - «Certo: la prospettiva era quella di approdare in un grande club, con l’allenatore che l’aveva lanciato e con il direttore sportivo che l’aveva seguito nel vivaio. E poi, se ti richiamano, è perché credono ancora in te». 

MERCATO - «L’hanno lasciato indifferente, di chiacchiere ad agosto se ne sentono sempre in quantità. Certo, ogni tanto negli scorsi mesi mi ha detto “Basta, me ne vado!”, ma erano sfoghi estemporanei dovuti allo scarso impiego. Non è mai stato sul punto di andarsene e non intende farlo né adesso né in futuro: alla Juventus è al top ed è davvero a casa sua». 
 
GRUPPO E GIOVANI - «Si trova molto a suo agio, anche perché è inserito in un contesto ricco di giovani. Nelle ultime settimane è rimasto impressionato dalla crescita di Iling, di cui mi parla molto bene, ma è Fagioli che fin dall’estate ha insistito sempre a descrivermi come un autentico fenomeno!». 
 
CARATTERE - «Ma no, si sta comportando davvero bene. Ha sempre avuto un carattere che viaggia a fiammate, a volte è un diavolo e a volte è un monaco. Ma adesso è in versione monaco e me lo tengo stretto così!».