Ha ragione Lichtsteiner, il calciatore straniero che ha vinto più scudetti nella storia del calcio italiano: la sua Juventus era più forte di quella attuale. Il giocatore, ancora rimpianto per il ruolo di terzino destro, aggiunge, quasi ad addolcire la pillola: “E’ una questione di dettagli”.

Se i dettagli sono troppi, però alla fine mettono in crisi l’insieme. Ed è quello che vediamo alla Juve da un po’ di anni. Il dettaglio più problematico, a cui ora si aggiunge anche la difesa, risulta il centrocampo. Tre, quattro anni? Da quando questo settore nevralgico balbetta in ogni sua fase: non sa costruire dal basso, non sa amministrare, è scarsamente propositivo e soprattutto filtra male, molto male. Perde palle velenose, regalandole agli avversari poco davanti alla propria area; spesso scarica il pallone indietro o orizzontalmente per disperazione tattica (ovvero il giocatore in possesso non sa a chi passare) e molte volte concede assist agli avversari.

È inutile ripetere il nome dei giocatori che non hanno mantenuto le promesse o dei “campioni” a parametro zero che hanno dimostrato ampiamente perché siano stati lasciati andar via gratis dalle squadre in cui giocavano. Forse il centrocampista totale, alla Vidal, alla Pogba, alla Davids, è un sogno. Ma almeno un incontrista degno di questo nome, capace di sradicare palloni, distribuirli in avanti (certo ci vuole qualcuno che si smarchi, che sappia “giocare senza palla”) e provare anche incursioni in progressione è necessario come il pane. Locatelli non basta. Gli altri nomi ormai da troppo tempo hanno deluso.

Un giocatore di spada e non di fioretto, Zakaria, un altro svizzero, sarebbe forse, l’uomo giusto. Col suo fisico poderoso, il coraggio nelle entrate, la progressione in corsa potrebbe ridare un assetto equilibrato a un centrocampo quasi sempre fuori fase. In altri tempi la Juve ci sarebbe arrivata prima e con una relativa facilità. In altri tempi…