Quando la Juve l'ha scelto, nella primavera del 2019, Enzo Barrenechea avrebbe dovuto seguire le orme di Rodrigo Bentancur. Ossia: arrivare giovanissimo - lui che è un classe 2001 - in prima squadra, provare a imporsi e a trovare il proprio spazio, dare un'opzione in più a una squadra che stava già cambiando pelle e che da lì in avanti avrebbe di fatto mutato rosa, staff, organigramma. Persino logo. Enzo è arrivato dal Newell's Old Boys, di fatto un paradosso per un giovanissimo, e soprattutto dai report degli scout che l'avevano visto nella Sub20 della nazionale argentina. In quell'Albiceleste, Barrenechea dominava.

BRUSCO RISVEGLIO - Dopo un passaggio al Sion nei primi mesi, Enzo parte dalla primavera bianconera e inizia pian piano a imporsi. Partita dopo partita, nella stagione 2020-21 trova continuità con Bonatti, raccogliendo anche la prima presenza tra i professionisti con l'Under 23 di Zauli (il primo ad accoglierlo alla Juve). Poi, l'infortunio. Nell'ultima parte di un'annata che altrimenti sarebbe stata da incorniciare: “lesione del legamento crociato anteriore, con associata lesione di basso grado del legamento collaterale”. Cosa vuol dire? Il 2021 sostanzialmente andato, il 2022 tutto da costruire. 

DA ADESSO IN POI - Dal 22 maggio 2021, giorno della sua ultima partita, Barrenechea rientra soltanto il 13 febbraio del 2022, quando Zauli lo porta in panchina per la sfida interna dell'U23 contro il Mantova. Il rientro in campo è graduale: 30 minuti con il Seregno, poco meno con Pro Patria e AlbinoLeffe. Insomma: si è preso i suoi tempi, fino a tornare a imporsi, già da marzo e dalla sfida con il Padova. Un gol con la Virtus Verona per rilanciarsi, la gamba che ha sempre risposto alle contine sollecitazioni. Il 2022-2023, giocoforza, dovrà essere il suo anno: ancora in C, ancora alla Juve. E dopo, se starà bene, senza alcun limite apparente.