Oggi si festaggiano due compleanni importanti in casa Juventus: quello di Cristiano Ronaldo (34 anni) e quello dell'ex bianconero Carlos Tevez (35 anni). Il portoghese ha appena iniziato a scrivere la storia del club (un titolo nei suoi primi mesi alla Juve, la Supercoppa italiana), mentre l'argentino l'ha scritta nel biennio 2013-2015 (due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana). Durante la sua permanenza a Torino, l'Apache riuscì però a fare qualcosa che al portoghese non è ancora riuscita: cambiare la mentalità di quella Juve...

LA SVOLTA TEVEZ - Nell'estate del 2013, l'arrivo di Tevez dal Manchester City fu acclamato dal popolo juventino come non avveniva da anni. Finalmente, dopo Calciopoli, la B e la difficile rinascita, che con Conte in panchina aveva già portato alla conquista di due scudetti (2012 e 2013), la Juve acquistava un top player in attacco. A Tevez venne affidata la maglia numero 10, con una richiesta: riportare i bianconeri e recitare un ruolo da protagonisti in Europa. Sul campo, l'argentino portò a termine il compito, riportando la Juve in finale di Champions League dopo 12 anni dalla precedente occasione. Nel 2015, a Berlino, la squadra di Allegri si arrese solo allo straordinario Barcellona di quell'anno, targato Messi-Suarez-Neymar. Ma Tevez fece di più: arrivato con la nomea di piantagrane, si dimostrò invece un trascinatore e un esempio per i compagni. Un uomo squadra che seppe anche valorizzare il gioco degli altri e che, al di là dei risultati, fu capace (insieme ad Andrea Pirlo e alla B-BBC) di ridare alla Juventus una mentalità da Champions. 

LA MISSIONE DI CRISTIANO - I numeri di Cristiano Ronaldo per ora sono superiori a quelli di Tevez. In poco più di metà stagione, CR7 ha collezionato 30 presenze e segnato 19 gol, fra campionato e coppe. Tevez invece concluse con 48 presenze entrambe le sue stagioni a Torino, realizzando 21 reti nella prima e 29 nella seconda. Non è nei numeri però, la differenza. Perché Ronaldo per ora dà l'idea di essere un super campione che è stato aggiunto a una grande squadra, ma senza ancora averle dato la sua impronta. Come gioco e come mentalità. La Juve del biennio 2013-2015 (quella del record di punti di Conte e della prima stagione di Allegri) giocava sicuramente meglio di quella attuale. Un calcio più corale e propositivo. Ora la maggior parte degli schemi d'attacco si riduce a: palla a Ronaldo, tiro. E chiedete a Dybala se si sente valorizzato dall'arrivo e dal gioco del portoghese. Per quanto riguarda la mentalità, poi, Cristiano ha un unico compito: così come Tevez riuscì a riportare la Juve a livelli europei, lui deve riportarla alla vittoria continentale. Come uomo squadra, e non solo come goleador.