commenta
Tanto di cappello a questa Juve, costretta a giocare un calcio virtuale perché sul verdetto del campo pesa sempre quello successivo dei tribunali. Del Collegio di Garanzia del Coni, della Procura di Torino (quella coi giudici tifosi e “odianti”) e, infine, del sempiterno Chiné che esige rapidità dalla difesa, ma poi  richiede  proroghe per se stesso.

Al netto di questa cospicua scusante, resta il bilancio sportivo a tre quarti di stagione. Non esaltante, diciamolo subito. Sì, la Juventus sarebbe seconda, ma a una distanza siderale dalla prima. In Europa, fuori subito dalla Champions, una certa fatica anche nell'Uefa e il gioco che latita, ormai da tre anni e più. La squadra sembra ancora irretita da paure e lentezze, preda di amnesie e distrazioni. Può vincere con l'Inter e subire umiliazioni dal Napoli, dal Monza, dal Maccabi. No, non ha rialzato la testa mentre l'asticella si abbassa sempre più: la Coppa Italia, la qualificazione Champions e in fondo, quasi un miraggio, l'Uefa.

Imputata numero uno la campagna acquisti. Pogba, fin qui, fallimentare; Di Maria in perenne convalescenza, Chiesa (non si dice sempre d'un forte giocatore: “il suo ritorno è il miglior acquisto”?) sempre in bilico, mai guarito del tutto. Aggiungiamoci Vlahovic, eterna promessa. E poi Kean: era una scommessa da correre, conoscendo gli antefatti? I problemi in difesa, poi, risultavano ampiamente prevedibili. L'età di Bonucci su tutti, Rugani non affidabile da tempo, De Sciglio nella sua onesta medietà da sempre. Non bastano un Danilo buon tuttofare con carattere esemplare e Bremer ottimo affare (vista la vendita di De Ligt): quello che era un reparto tra i più forti del mondo ora boccheggia. Comprensibile l'acquisto di Gatti, ma non certo un'assicurazione contro attaccanti solo un po' veloci.

La buona stagione di Rabiot (dopo anni di attesa), non è sufficiente a rendere buona la stagione per l'intera compagine e Kostic non ha ancora manifestato quella perentoria continuità di cui ci sarebbe bisogno. Fagioli è ormai una certezza, ma non un uomo squadra mentre Locatelli comunica, da tempo, il solito messaggio: impossibile fare le due fasi.

In questa situazione essere realisti significa abbassare le aspettative. Non solo per i 15 punti sottratti, anche a causa d'un'intelaiatura, non così preziosa come molti commentatori continuano a dire. Di Maria garantisce un'alta qualità, ma con poche presenze, gli altri sono buoni giocatori e nulla più. Aspettare Pogba? Sembra sempre più di aspettare Godot.