Mai sosta autunnale poteva essere più benedetta per la Juventus. Mai pausa invernale poteva essere più agognata. Non giocare è la cura migliore per una squadra malata. Più che “stare zitti e lavorare”, slogan di Allegri e Landucci, meglio “sparire”. Togliersi dai riflettori e riflettere, evitare il rito penoso delle scuse a centrocampo, e, soprattutto, le giustificazioni per le assenze. Una squadra degna di questo nome con gli infortuni ci convive oppure quando diventano a due cifre, in un mese o poco più, si fa qualche domanda. La principale è: “Siamo sicuri che sia tutta colpa del fato”? E poi: “Non c'entrano nulla la preparazione (scarsa o sbagliata), non c'entrano gli acquisti di campioni “strausati”? “Non c'entra nulla il nutrizionista”? Infatti sembra che non ci sia.

“Impietoso” è l'aggettivo per l'esordio nella stagione '22-'23 di questa Juve. Dobbiamo riandare a quasi 15 anni fa, a presidenti labili, dirigenti confusi, allenatori improvvisati (Ferrara) o bolliti (Delneri) per rivedere non una squadra che perde, ma una non squadra che non sa dove sia, che mette sullo stesso piano Parigi e Monza, Salerno e Torino.

La Juventus attuale non assomiglia all'Inter di Inzaghi, piuttosto a quella di De Boer: una maionese impazzita. Facciamo l'ipotesi che gli ingredienti siano buoni, resta il fatto che non si amalgamano e l'insieme si decompone. Il calcio, si sa, è basato sull'insiemistica, non sull'aritmetica: 11 elementi in campo possono rendere come 12 o 13; viceversa come 10 o 9. Nella Juve attuale prevale di gran lunga la seconda possibilità e, non funzionando l'insieme, anche i singoli all'apparenza più brillanti regrediscono. Locatelli era meglio nel Sassuolo, Bremer nel Torino, Vlahovic nella Fiorentina. Solo Milik, quello costato meno, non ha deluso. Il resto della squadra, portieri esclusi, è in fase calante o poco presentabile (Kean, Alex Sandro, De Sciglio, Cuadrado, McKennie...). Paredes un enigma illuminato dalla lentezza. Dei due nuovi campioni a parametro zero s'è già detto. Pensate un po': siamo arrivati al punto di considerare Rabiot un salvatore della patria.

Con questi chiari di luna, visto che, presumibilmente, alle porte non ci saranno cambiamenti degni di questo nome, ben vengano allora, le pause. L'unica medicina praticabile sembra, infatti, il ritiro: atletico e spirituale.