Una volta si diceva che i grandi club iniziano a programmare la stagione successiva il 1° marzo. In questi tempi dominati dall'incertezza determinata dal Covid, questa 'regola' forse non è più valida, ma pensiamo che per la Juventus, che fra l'altro ha fatto di 'live ahead' (vivere in avanti) il proprio motto, sia quanto mai necessario iniziare a pianificare fin da ora il proprio futuro. E' necessario farlo adesso, quando la stagione in corso, almeno per quanto riguarda l'obiettivo scudetto, sembra quasi irrimediabilmente compromessa. Le cifre sono impietose: l'Inter è lontana 10 punti, al netto del recupero del match con il Napoli. E la Juve di Pirlo in 23 partite ha raccolto 46 punti, contro il 54 della Juve di Sarri e i 63 dell'ultima squadra guidata da Allegri. Certo, ci sono una Supercoppa in bacheca, una finale di Coppa Italia da giocare e un ottavo di finale di Champions da ribaltare contro il Porto, ma il tricolore, dopo nove anni, sembra ormai aver preso un'altra strada. E per la società è già tempo di guardare al futuro, e di capire chi è da Juve e chi non lo è. E il fatto di non vincere qualcosa di importante per una stagione potrebbe anche paradossalmente rappresentare un vantaggio, per accelerare decisioni che altrimenti resterebbero nel cassetto. 

Sono tre le categorie che Andrea Agnelli in primis dovrebbe prendere in considerazione, anche per giudicare la dirigenza e l'allenatore: chi è da Juve, chi non lo è, e chi, per svariati motivi (sconfitte, errori, dubbi legati all'età - toppo avanzata o troppo giovane - e alle formule contrattuali in essere) è in dubbio. E sono proprio questi ultimi i nodi da sciogliere al più presto. Ecco chi rientra in ciascuna delle tre categorie, a parere ovviamente di chi scrive. 

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