“Non si molla un c***o” esclamò Arturo Vidal, proferendo una delle frasi di cui va fiera l'umanità nel suo insieme di razze e culture. Chiedo venia, “razza” non è politicamente corretto, diciamo allora “significative, ma non discriminanti, ancorché evidenti differenze che connotano la variegata e proliferante multiformità del genere umano” (me la sono cavata, ma che fatica!). Era dunque già noto ai tempi di AV23 che la Juve vuole vincere tutto. E lui ne era consapevole anche quando, in preda ai fumi dell'alba, che per lui non sono mai stati nebbie o foschie tipicamente torinesi, semmai di altro genere e che costringevano qualche dirigente a cercarlo per portarlo direttamente a Vinovo.

Alla Juve non c'è spazio per le pause. Manco se se ne crea una lunga 3 settimane, nella segreta speranza che qualche bianconero si distragga. Non ce n'è, per nessuno: non ci si ferma mai se si tratta di vincere ed allargare la bacheca.  “E gli antijuventini, muti”. Sotto con il Bologna, dunque. La Coppa Italia sarà pure un portaombrelli a forma di asso di coppe, ma non deve cambiare sede, nella sala dei trofei, nel museo più visitato durante le Feste. Siamo troppo affezionati alla partita che chiude la stagione, nella quale mazzuolare regolarmente i milanisti.

Che poi, per via di un regolamento superato dall'abitudine della Juventus a vincere continuativamente, i mazzuolati di cui sopra, si ripresentano puntuali per andare in capo al mondo a giocarsi la Coppa che consegue alla vittoria della Coppa Italia. Se hanno perso in serie, perché mai si devono presentare? Misteri dei regolamenti. Oddio, si pensava a finali con squadre diverse di anno in anno, ma se poi il calcio è uno sport che si gioca in 11 contro 11 e che poi alla fine vince la Juve, non è certo colpa della Juventus stessa.

Dunque sabato sera è consentito un risultato solo, così come a Jedda, mercoledì a seguire. In palio i quarti di finale del secondo trofeo italico con Atalanta o Cagliari. E mercoledì, obiettivo riportare la Supercoppa alla Continassa. Il primo “tìtulo” di CR7 in bianconero, non facciamo scherzi.
Poi si ricomincia col Chievo, tirando una volata che dura 19 partite, con la segreta speranza di tagliare il traguardo in viale Roma, mentre gli altri sono ancora sul Poggio (chi non sa nulla della Milano – Sanremo, si arrangi). Fuor di metafora, a marzo inizia il possibile momento del termine del campionato. Abbiamo gli ottavi da superare e non c'è “cholismo” che tenga.

Questa è la mentalità Juventus. Che poi si realizzi come nei “desiderata” ci può anche piovere, ma chi non ha queste convinzioni non ha colto interamente il credo bianconero. Repice come Vidal: “La Juve è una squadra che non molla letteralmente mai”. Dai, popolo, che sta per cominciare il più bello. Chi vuole darsi per disperso, lo faccia ora. O taccia per sempre.