Buon lavoro, Andrea Pirlo. Che ce n'è tanto da fare, perché poco s'è risolto. Perché c'è da mettere per una benedetta volta la Juventus sul lettino del paziente e quindi chiederle: cos'è che non va? Quale grande squadra, con parvenza di gruppo vincente, è riuscita a sconfiggere il mostro della discontinuità? E' una Juve smarrita, questa vista con il Genoa. Come un bimbo in un megastore, persosi al reparto dolci: volge un minuto lo sguardo altrove e smarrisce tutti i punti di riferimento. A uno a uno, Pirlo ha dovuto fare un'iniezione di talento: dapprima ha inserito la difesa titolare (più Dragusin), poi ha dovuto giocarsi la carta Ronaldo. Soprattutto, non ha potuto far rifiatare Alvaro Morata, di ritorno da settimane di stop, sul groppone 120 minuti di scatti. 

USCITI DAL MATCH - Si è visto subito: era una Juve leggera, e ha assaggiato i pro e i contro del molleggiare con il proprio talento. Del resto, la prima mezz'ora si è basata sulla funambolica qualità di Kulusevski e una coralità concreta e di livello: le mezzali attaccavano con continuità e avevano il fiato per accorciare, gli Under avevano approcciato con la testa giusta, Morata dava soluzioni e lo svedese, sì, era l'onda che s'infrangeva sugli scogli della difesa avversaria. Scontro dopo scontro è riuscito a prendere terreno, giocata dopo giocata ha sfondato quel muro. Poi il gol. Poi quello divorato. Poi l'apertura al volo e l'assist per Morata. Era tutto bello, una nuvola di presunzione e arroganza in un cielo limpido di qualità: ricetta infallibile. Con un pizzico persino di continuità nel fraseggio. La temperatura è cambiata quando a cambiare è stato l'atteggiamento della Juventus: è uscita dalla partita senza più tornarvi, dando non solo spazio al Genoa. Ma fiducia e chance di pressione. 

MOLLE - Cos'è successo, in quel frangente? Com'è potuta cambiare l'intera squadra, già profondamente diversa negli uomini e dunque nelle singole ambizioni? Le discese si fanno salite solo se c'è un errore nelle fondamenta, al limite se qualcuno ha piazzato un dosso da qualche parte. In questo senso, Wesley è il primo colpevole per il regalo infiocchettato a Czyborra. E se c'è stata scossa, presto questa s'è fatta terremoto. Un attimo durato tantissimo, come il volo plastico non riuscito a Buffon - l'altro colpevole - sul destro di Melegoni. Era il 2-2 ed è stata un'altra prova di come la Juve, alle volte, sia fragile e molle. Sulle gambe non solo fisicamente, particolarmente a livello mentale. E' un aspetto che non va considerato secondario, che va analizzato e compreso. Dunque, risolto. Pirlo dixit: "Può capitare. Pensiamo che sia tutto facile, ma se non metti la testa per 90 minuti vai incontro ai supplementari". Cioè ai guai seri, al totale affidamento alla dea bendata del calcio. Può permetterselo questa squadra? Ha ampiamente dimostrato di no, a prescindere da chi va in campo, Under o Senior.