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Non è un centravanti, ma forse nemmeno una seconda punta: è un attaccante che ha bisogno di campo davanti a sé, potremmo definirlo un contropiedista, non certamente un’ala (non è nemmeno un’ala, no). Un goleador? No, non lo è, comunque non è un grande bomber, almeno a quanto dicono le cifre: segna una rete ogni tre incontri, più o meno, in qualsiasi squadra. E non lo diciamo a caso: 31 gol in 95 partite con il Real; 24 in 72 con il Chelsea; 22 in 61 con l’Atletico; 54 in 160 nelle due esperienze con la Juve. Se ci mettete qualche assenza, è un calciatore da 10-12 centri a campionato: non pochissimi, ma nemmeno tanti per uno che viene spesso definito un centravanti. Ma chi è e cos’è, dunque, Alvaro Morata?

Alvaro Morata è un calciatore che ha avuto la possibilità di giocare in tante grandi squadre, solo in grandi squadre, forse perché dà la sensazione di avere qualità importanti. Ma ovunque, una volta arrivato, non riesce a mettere radici, non esprimendo mai le sue doti in modo completo. Non a caso viene spesso mandato via in fretta. Fateci caso: è esploso nella Juve, dov’era stato parcheggiato dal Real, e il club di Madrid se lo è subito riportato a casa; dopo un anno lo hanno bocciato, e il Chelsea è stato pronto a prenderlo; diciotto mesi e via, all’Atletico, dove ha resistito un altro anno e mezzo, prima di tornare in bianconero. E adesso, dopo avere litigato con Allegri e averci nuovamente parlato per tentare un chiarimento (provvisorio), è pronto a essere fatto fuori anche dalla Juve. Per andare dove? In un altro grande club, ovviamente: il Barcellona.

Alvaro Morata, il sopravvalutato, corre verso i trent’anni avendo guadagnato tantissimi soldi e avendo giocato in quasi tutti i più grandi club d’Europa, senza averne conquistato nessuno. E perfino nella Spagna, dove comunque ha segnato più gol che nei club (23 in 50 presenze), non ha fatto innamorare i tifosi, i quali all’Europeo lo hanno clamorosamente fischiato chiedendo a Luis Enrique di metterlo in panchina. Se ci pensate, Morata è un piccolo grande mistero: il centravanti-non-centravanti, il goleador-non-goleador che fa abbastanza male ovunque, ma trova sempre un paracadute di prim’ordine quando si tratta di cambiare squadra. Mah.

@steagresti