Il fatto che sia Ronaldo a decidere se giocherà stasera contro l’Udinese, e che Sarri lo dichiari pubblicamente con questo candore, non è normale. Non siamo ipocriti, tutti sappiamo chi è Cristiano, per la Juve e non solo: quanto conta, quanto pesa, quanto costa. E in fondo ci sta che l’allenatore parli con i suoi calciatori - magari con qualcuno in particolare - per capire come si sentono prima di prendere le decisioni sulla formazione da schierare. Se però consente a un giocatore, benché fenomenale, di stabilire quando gioca e quando sta fuori, perde credibilità, forza e potere. Verso l’esterno e anche all’interno dello spogliatoio, là dove non ci sono altri Ronaldo, ma convivono tanti campioni i quali - presuntuosamente e comprensibilmente - ritengono di avere le qualità per essere titolari.

Il paradossi creato dall’ammissione di Sarri è che oggi Higuain e Dybala, se vogliono sapere notizie in merito al loro impiego, non devono rivolgersi all’allenatore, ma a Ronaldo: ehi Cristiano, hai deciso di giocare o no? Se la risposta è sì, i due argentini sanno che le loro possibilità di scendere in campo diventano il 50 per cento ciascuno; se invece il portoghese comunica loro di preferire un turno di riposo, allora loro sono sicuri di esserci. Vi pare normale?

No, non lo è. Anche perché Dybala e Higuain in questa stagione hanno avuto un rendimento elevato, soprattutto Paulo, il quale ha già digerito male la sostituzione contro la Roma. Guadagnano sette milioni e mezzo netti a stagione, sono campioni affermati, eppure il loro utilizzo non è nelle mani dell’allenatore bensì di un compagno. Prima potevano sospettarlo, dopo le frasi di Sarri ne hanno la certezza. C’è qualcosa che non torna.

@steagresti