Max Allegri predica prudenza, unica via per uscire dalla tempesta. Lo fa anche commentando uno dei tanti problemi che la Juve ha, quello del gol. D'altronde i gol nelle gambe non mancano o non dovrebbero mancare: Alvaro Morata, Paulo Dybala, Moise Kean son tutti giocatori che han sempre segnato e prima o poi torneranno a farlo. Anche i centrocampisti della Juve però non segnano o comunque lo fanno troppo poco, il fatto che la Juve ora abbia perso pure Federico Chiesa fino al nuovo anno e per almeno qualche giorno Weston McKennie complica ulteriormente le cose. Ma Allegri predica calma e difende tutti, in particolar modo Morata, contestato a suo dire in maniera prevenuta ed eccessiva dopo la prestazione l'Atalanta: gravemente insufficiente anche a causa della palla persa che poi si è trasformata nel gol di Duvan Zapata secondo tutta la stampa, protagonista di una delle migliori prestazioni stagionali di Allegri. Punti di vista, evidentemente. O difese d'ufficio come spesso accade, basti ricordare (senza andare troppo indietro) la definizione di “buona prestazione” anche per l'Alex Sandro di Stamford Bridge. Dice quello che deve dire, ma è nei fatti che la Juve deve cambiare marcia. Tanto che ora come ora persino la trasferta di Salerno si trasforma in un crocevia delicato, che non può prescindere dal ritorno al gol, possibilmente su azione e da parte dei suoi attaccanti. L'astinenza in campionato è infatti preoccupante, l'ultima rete di una punta su azione è quella di Moise Kean contro la Roma, decisamente fortunosa. E il capocannoniere resta Leonardo Bonucci, a quota 3 (rigori) come Paulo Dybala. Poco, troppo poco. Con tutta una serie di dati che fanno riflettere, anzi preoccupare. Quelli del tempo trascorso senza segnare in serie A da centrocampisti e attaccanti, dai 42 minuti di Kaio Jorge agli oltre seimila di Rodrigo Bentancur. 

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