Nei giorni in cui si discute del lavoro di Maurizio Sarri alla Juve, paragonandolo a quello svolto dal suo predecessore, Max Allegri, del quale una parte della tifoseria bianconera invoca il ritorno, a chi scrive sembra che in questo momento di difficoltà ai campioni d'Italia manchi soprattutto un dirigente come Beppe Marotta, più che un allenatore diverso dall'attuale. Sono ormai tanti gli episodi che ci fanno pensare che, oltre ad aver fatto un affarone ingaggiando Antonio Conte, l'Inter, nella sfida a distanza (ormai ridotta...) con la Juve, abbia messo a segno il colpo più importante proprio facendo suo l'ex ad bianconero. Vi spieghiamo perché.

INVESTITURA BEN RIPOSTA? - Andrea Agnelli ha affidato la responsabilità dell'area sportiva e tecnica al vicepresidente Pavel Nedved e al Chief Football Officer Fabio Paratici, ai quali spetta il compito di gestire il mercato, la scelta dell'allenatore (chiaro e significativo il messaggio del presidente, il giorno della presentazione di Sarri, sulla primogenitura e la responsabilità della scelta) e la comunicazione pre e post partita. 

Ora, Paratici e Nedved ci sanno sicuramente fare, e certamente hanno anche ottenuto risultati importanti (l'acquisto di Ronaldo porta la firma del ds piacentino, per quello di Ligt è stato decisivo l'intervento del ceco), ma è indubbio che, soprattutto in virtù di un'esperienza ormai quarantennale come dirigente nel mondo del calcio, Marotta sia ancora superiore a entrambi, in particolare quando si tratta di navigare in acque agitate, cosa che periodicamente può accadere a qualsiasi club, anche il più vincente.

GLI ERRORI DI PARATICI... - Le difficoltà enormi nelle (mancate) cessioni estive di giocatori 'anziani' e con ingaggi pesanti (Higuain), o di giocatori considerati in quel momento fuori dal progetto e buoni per una plusvalenza importante (Dybala), per finire col modo in cui sono stati gestiti i casi Mandzukic ed Emre Can: in queste situazioni, Paratici, bravissimo a scovare talenti in giro per il mondo, ha mostrato di non avere ancora l'esperienza adatta per gestire in prima persona il mercato di uno fra i primi dieci club al mondo. 

... E DI NEDVED - E lo stesso dicasi per Nedved, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione: alcune uscite sono sembrate fuori tempo ("Lukaku? Sì, c'è qualcosa", una frase che ci ha ricordato il trapattoniano "Non dire gatto se non l'hai nel sacco"), altre con il tono sbagliato, come la risposta piccata al presidente della Fiorentina, Commisso, dopo il 3-0 di rigore del 2 febbraio. Siamo sicuri che, nella stessa occasione, una vecchia volpe come Marotta avrebbe usato altri toni e altri termini, per stemperare anziché per soffiare sul fuoco, finendo con il difendere la sua società meglio di come non abbia fatto Nedved. L'esperienza di Marotta alla Juve, ma anche l'anno e mezzo di Inter, ci dicono infatti che l'attuale ad nerazzuror sia un maestro nel gestire i post partita particolarmente caldi. 

SARRI CHIEDE AIUTO, CHI RISPONDE? - In conclusione: Paratici e Nedved sicuramente arriveranno al livello di Marotta, ma per il momento viene il dubbio che la richiesta di "aiuto" di Sarri dopo la sconfitta con il Verona, trovi una risposta proprio nell'assenza di un dirigente di quel tipo, abile anche nel gestire i delicati equilibri fra squadra e allenatore.