Allegri dopo Pirlo. Pirlo dopo Sarri. Cambiano gli allenatori, ma l’involuzione della Juve non si arresta: dallo scudetto vinto a fatica con Maurizio in panchina al titolo perduto nella scorsa stagione, fino a questa posizione quasi imbarazzante di classifica, alla pari con il piccolo Empoli. Molti oggi criticano Max, il quale certamente sta commettendo errori, ma dimenticano che un anno fa se la prendevano con il suo predecessore e, nella stagione precedente, con Sarri. Possibile dunque che la colpa sia sempre di chi va in panchina? Siamo portati a escluderlo. A noi sembra, in realtà, che la vera responsabilità appartenga a colui il quale per tanti anni è stato il capo di un gruppo di lavoro capace di raggiungere risultati eccezionali e che adesso sta sbagliando troppo tutto assieme: Andrea Agnelli.

La Juve non ha cambiato solo tre allenatori, ma anche tre uomini mercato di riferimento. E lo sfascio è cominciato proprio con l’addio a Marotta, la cui importanza è stata probabilmente sottovalutata da Agnelli, fors’anche per presunzione. In un calcio come il nostro, privo di grandi dirigenti, l’attuale ad dell’Inter ha un patrimonio di conoscenze e di buon senso dal quale è difficile prescindere (non a caso, dopo un anno di transizione, ha portato lo scudetto anche al club nerazzurro). Il suo successore Paratici ha programmato in modo avventato, caricando il club di contratti onerosissimi per calciatori di livello non eccelso, e così si è arrivati alla gestione Cherubini: il vice del vice. Agnelli pensa evidentemente di avere la vocazione del talent-scout, non a caso un anno fa si è inventato Pirlo allenatore, e adesso si è messo nelle mani di un direttore sportivo inesperto, ma i risultati lo condannano. Impietosamente.

Rivoluzioni tecniche, rivoluzioni dirigenziali. Tutte costellate di scelte sbagliate, perseguite proprio da colui che aveva creato e guidato una macchina quasi perfetta, la società capace di battere ogni record di scudetti consecutivi. Oggi Agnelli continua a mettere assieme errori. Uno - gravissimo - è il contratto di Allegri. Non la scelta di Max come allenatore sia chiaro: quella ci sta, le sue qualità di vincente sono note, avere pensato a lui per ripartire è una decisione che ha un senso e una logica. Ma come si può fargli firmare un contratto di 4 anni da 9 milioni netti a stagione? Significa diventarne prigioniero. Un’incomprensibile follia in un calcio che può bruciare tutto e tutti in pochi mesi, anzi in poche settimane, come sta dimostrando proprio adesso la Juve: da salvatore della patria a problema della squadra, questo è diventato Allegri da luglio a oggi. Se la stagione dovesse continuare a essere così difficile, addirittura fallimentare, Agnelli avrebbe la forza per andare avanti con lui? E l’ambiente sarebbe in grado di sostenere un allenatore che ha fallito? Nello stesso tempo, come potrebbe la società - in crisi economica, non dimentichiamolo - licenziare un dipendente con un contratto del genere? Domande senza risposta, la conferma di un presidente che adesso sta sbagliando tutto ciò che ha azzeccato per tanti anni.

@steagresti