Cos’è l’antijuventinismo? Una specie di sindrome psicologica necessaria a molti tifosi avversari per giustificare le sconfitte della propria squadra. Se, quest’ ultima, perde contro la Juve la colpa è dei “poteri forti”, dell’arbitro corrotto, del sistema marcio, dell’infamia che governa il pianeta. Insomma, una chiave per capire non solo come va il calcio, ma addirittura il mondo. Per altri (alcuni opinionisti, presidenti, dirigenti…) un modo di salvare la pagnotta: il marketing antijuventino conta sempre un grande bacino di clienti. Lettori e tifosi delusi cui vendere le proprie opinioni o giustificazioni e non dover rendere conto dei propri errori, dato che “quelli là devono vincere sempre”.

Diverso è il caso di chi propone osservazioni o critiche per descrivere, raccontare e provare a spiegare, non a demonizzare. Prendiamo la partita di ieri sera. Se diciamo che la cosa migliore è stato il risultato, ma che, a tratti, la squadra ha sbandato, subìto eccessivamente la pressione d’una squadra, ( per altro con riserve e rosa limitata ) non siamo antijuventini. Semplicemente, la formula della Juventus di quest’anno, a 7 mesi del nuovo corso, è: soffrire per vincere. Forse pensare che con Sarri e con questi giocatori fosse possibile vincere e convincere, in tempi relativamente brevi, non è saggio.

Intendiamoci, la Juve è prima, ha passato in maniera brillante il turno di Champions e quelli di Coppa Italia, ma in Campionato troppo spesso s’è mostrata in bilico, troppo spesso il centrocampo non è parso in grado di filtrare, troppo spesso la difesa ha chiuso in affanno. Si dice sempre: “ci rivedremo a Marzo, il più fatidico dei mesi”. Per ora, dopo estate, autunno, e inverno inoltrato, il copione di ieri sera è il medesimo di tante partite: una grande trazione anteriore, un ripetuto giro palla difensivo a basse marce, un centrocampista centrale (Pjanic) stanco, un Bentancur convincente, ma dopo 3 giornate di squalifica rimediata in una partita (Supercoppa con la Lazio) in cui si era perso. Aggiungiamo un talento muscolarmente fragile (Douglas Costa) e una squadra non di rado schiacciata al limite della propria area. E’ come se ogni tanto, quasi contro ogni avversario (Parma, Sassuolo, Fiorentina, Verona, Roma, Milan, Napoli…), la Juve si spaventasse.

Forse mancano gli uomini adatti a dare più sicurezza al centrocampo, visto che i nuovi innesti, non producono quel salto di qualità auspicato dall’ arrivo di Sarri. Rabiot pare migliorato, ma non è il giocatore immaginato, il “fenomeno” preconizzato da Buffon, che lo vedeva in allenamento col PSG. Ramsey - diciamolo - non è pervenuto: al massimo, come giustamente scritto, per ora pare un “arruffone” non ancora capace di giocare nello stretto. Matuidi continua la sua personale polemica con la sfera. Inoltre, la pur grande rosa bianconera risulta carente in fatto di terzini e da Cuadrado, un giocatore agilissimo, versatile, capace di saltare l’uomo, ci si può ragionevolmente aspettare più d’una sbavatura difensiva. Si era detto quanto i grandi cambiamenti, anche nel calcio, esigano pazienza. In rima, ora potremmo aggiungere, che richiedono anche sofferenza.