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La missione di questo mercato per la Juventus è chiara, alzare il livello della rosa a disposizione di Allegri: Perin, Caldara e Spinazzola sono già arrivati, ma non basta. L'asticella deve salire, per tentare la scalata all'Europa. Ecco perché scatta adesso l'assalto alle prime scelte, a quei giocatori che possono migliorare il livello complessivo pur non potendo scalzare in partenza i punti fermi. Per giocarsela alla pari delle big del continente servono meno operai e più architetti, anche alle spalle di chi ha il posto in qualche modo garantito. L'obiettivo di Allegri è garantirsi una rotazione di almeno 16 o 17 giocatori tutti sullo stesso piano, senza differenze troppo evidenti tra titolari e riserve. Quando escono dal campo Chiellini, Pjanic o Douglas Costa non deve calare il tasso qualitativo. I gregari non bastano più, anche in panchina. 


PIÙ QUALITÀ – Ergo: cambierà tutto per non cambiare niente. Ossia: mini rivoluzione nella rosa, ma stesso obiettivo. Quello di vincere. E stavolta, magari, farlo anche attraverso una struttura e impostazione di gioco che possa diventare pure il marchio della singola squadra. Ah, non che ce ne sia bisogno: ma è un aspetto che sembra avere solo lati positivi, dagli effetti sul marketing a quelli strettamente legati al campo. E allora, girandola di nomi emblematici: usciranno Sturaro e Lichtsteiner, con lo svizzero diventato emblema dell’animo gregario che la Juve si porta dietro dal primo anno di questo ciclo pazzesco; dentro – probabilmente – Cancelo e Can. E va bene: facile fare qui i paragoni. Ma è nei dettagli che si nasconde l’ambizione della squadra: la Juve palesa infatti le sue intenzioni nelle trattative minori. Un esempio? La pista che porterebbe a Milan Badelj: nell’ottica bianconera, possibile ruolo da sesto centrocampista. In più di quindici squadre del campionato italiano sarebbe indiscusso titolare, per giunta protagonista.

UNICA ECCEZIONE – Cancelo, Darmian – così come Leonardo Spinazzola – vogliono dire tutta la quantità di questo mondo: però anche e specialmente qualità. Dopo l’affidabilità degli andirivieni di Lichtsteiner ed Asamoah, la Juve cambia accezione allo stesso ruolo. Che sì, stavolta torna ad essere primo fulcro e fuoco di gioco, un po’ come accadeva con Dani Alves prima che Allegri ne pretendesse altri compiti. Serviva una piccola svolta, in questo senso: soprattutto in mediana, dove uscirà chi non potrà più dare il suo contributo a una squadra che non ammetterà più attese o passi falsi. Emre Can è meraviglioso simbolo di svolta; Milinkovic-Savic ne sarebbe la sublimazione. L’unica eccezione del nuovo ‘tecniciclo’ sta nel centravanti: via un regista offensivo come Higuain e spazio a un attaccante tipico e dai mille gol sul taccuino dei sogni realizzati. Questioni di equilibrio e di bilanciamenti col karma: la Juve non vuole più sguazzare in polemiche o affanni d’alcun tipo.