Contro le squadre di livello non eccelso, la Juve si adegua e spesso gioca male. Il meglio lo riserva al Napoli, all'Atletico, all'Inter. E’ successo anche nel derby, contro un Torino in crisi però finalmente cattivo, grintoso, combattivo: finalmente Toro, insomma. Ebbene i bianconeri hanno faticato a far valere la loro superiorità, hanno rischiato poco ma non sono stati mai brillanti. Alla fine hanno vinto e questo sarebbe l’unico aspetto che conta se l’allenatore fosse ancora Allegri; essendo invece adesso Sarri il pilota bianconero, ci saremmo aspettati e ci aspetteremmo qualcosa in più. Tant’è.

La notizia del giorno è che a segnare il gol della vittoria sia stato De Ligt, al suo primo acuto nella Juve. In precedenza aveva nuovamente toccato la palla con la mano nell’area bianconera, facendo pensare al rigore: è incredibile come riesca a essere protagonista di un episodio del genere in ogni partita. Rigore o meno, di sicuro davanti alla propria porta è un pericolo.

L’uomo decisivo è stato Higuain, il miglior attaccante della Juve in questa stagione per rendimento, il quale è entrato e ha messo sul piede di De Ligt la palla della vittoria. E’ stato invece di nuovo deludente Ronaldo: anche se molti continuano a osannarlo, chi lo ha seguito nel Real ha la percezione che questo sia decisamente meno efficace. Il vero fenomeno della Juve è il Pipita.

E' decisamente più forte, eppure per mezz’ora la Juve ha sofferto. Questione di testa. Il Torino è sceso in campo con il veleno addosso, smentendo chi sospettava che ci fosse una frattura profonda tra lo spogliatoio e Mazzarri: i granata hanno rispettato le indicazioni dell’allenatore, hanno aggredito i bianconeri fin dall’avvio dell’azione, li hanno messi in difficoltà. Hanno creato poco o nulla, ma hanno anche impedito che fosse la Juve a costruire azioni pericolose. E l’episodio più discusso della prima fase di gara è avvenuto proprio all’interno dell’area di Szczesny, per un tocco di mano di De Ligt - ancora lui - successivo a un colpo di testa di Belotti (11’). Rigore? Impossibile da dire, ormai c’è una tale difformità di giudizio che va bene qualsiasi decisione. Noi non lo avremmo fischiato, questo penalty, ma ci è sembrato più grave questo intervento rispetto a quello - punito con il rigore - della settimana scorsa a Lecce, quando la palla era stata deviata proprio davanti all'olandese da un avversario. Contraddizioni arbitrali.

Dopo il primo terzo di gara, la Juve è venuta fuori. Perché quando ci ha messo testa e cuore, è emersa la superiorità tecnica dei bianconeri. Pjanic ha fatto girare la palla con maggiore rapidità, la difesa si è alzata, il Torino pian piano si è aperto. E Sirigu è diventato protagonista assoluto fermando uno dopo l’altro Dybala (32’), De Ligt (45’, mezzo miracolo del portiere), Ronaldo (12’ della ripresa). La sensazione era che la Juve avesse ormai indirizzato l’inerzia della gara dalla propria parte, e questo segnale si è accentuato con l’ingresso di Higuain al posto di Dybala. Idea confermata dai fatti.

Higuain ha impegnato Sirigu con una girata spettacolare appena cinque minuti dopo essere entrato in campo, e subito dopo ha messo sul piede di De Ligt il pallone del vantaggio 25’). Poi è stata una battaglia nella quale la Juve ha rischiato di cadere solo nell’azione successiva al gol, quando un tiro di Ansadi - deviato - per poco non ha ingannato Szczesny. Quindi ha solo dovuto gestire lo sterile furore granata, chiuso tra le proteste contro l'arbitro. Il quale forse non ha inciso sul risultato, ma è apparso inadeguato.

@steagresti

TORINO-JUVE, LE PAGELLE