Altro giro, altra curva. Non proprio una inversione, visto che ancora nulla è definito, ma la Juve si prepara per una curva progettuale. Sì, perché al netto delle parole dei mesi scorsi, i nomi di oggi raccontano altro. Un ritorno al passato, a un mercato diverso, legato a nomi pronti subito più che a giovani da crescere, come si era raccontato. E se i giovani di talento arrivano pagandoli anche tanto - De Ligt, Vlahovic, Chiesa, Locatelli - la Juve nel suo futuro vede l'età media più alta, almeno negli innesti chiave. Perisic, Di Maria e Pogba, questi i nomi più chiacchierati: 33 anni il primo, 34 il secondo, 29 il terzo. E l'Instant Team è servito, pronto per essere allenato da Max Allegri. Nomi utilissimi, senza dubbio, campioni e giocatori che nonostante l'età riescono a mostrare ancora il meglio (in questo Pogba meriterebbe un capitolo a parte, legato perlopiù al nuovo ambientamento a Manchester riuscito solo in parte), ma che portano con loro diverse domande. La prima: ma il progetto giovani?

E IL PROGETTO GIOVANI? - Domanda tutt'altro che secondaria, che in molti tra i tifosi si sono posti. Che fine ha fatto il progetto giovani di cui tanto si è parlato? Già finito nel dimenticatoio? La Juventus ha la necessità di tornare a vincere il prima possibile e per farlo ha bisogno di innesti già pronti, anche occasioni di mercato, che riportino alternative ricche e valide, a costo di "sacrificare" la stabilità in Prima Squadra qualche giovanissima promessa. Insomma, chi si immaginava una squadra di tanti Miretti, De Winter, Soulé e così via, è in errore, ma è anche sbagliato pensare alla via totalmente opposta, pur andando più in quella direzione. Allegri e la società sembrano aver capito che le nuove vittorie, se immediate, dipendono da profili già a disposizione sul mercato e non da inserimenti dal settore giovanile, che potranno comunque esserci, ma più come completamento. Il metodo Milan dimostra l'opinabilità di un'affermazione come questa - perché con programmazione e idee si arriva a giocarsi lo scudetto anche con tanti giovani da far crescere - ma comunque una scelta sembra essere stata fatta. L'ultima e definitiva?

TUTTI I CAMBI ROTTA - Anche qui la domanda è doverosa. Sì, perché i risultati altalenanti e per nulla soddisfacenti della Juventus negli ultimi anni hanno un colpevole chiaro: i continui cambi di rotta e le sterzate. Dagli allenatori alle scelte sul mercato, dai progetti ai singoli, tanto è cambiato, ma poco ha portato beneficio, semmai confusione in termini di programmazione e il bilancio non può che essere negativo. Da quel Sarri che ha rimpiazzato il primo Allegri con il suo giochismo a Pirlo. Dal Maestro, preso per l'U23 e poi promosso in Prima Squadra, al ritorno di Allegri. Da Paratici a Cherubini, dal vuoto di Marotta con tanto di cariche ridistribuite internamente ad Arrivabene. Dall'addio improvviso di Ronaldo, non sostituito immediatamente vista la partenza a "sorpresa" negli ultimi giorni di mercato al nuovo progetto ricamato su Dybala. Da Dybala al nuovo centro Dusan Vlahovic, il giovane maturo pronto a guidare una squadra a sua volta giovane e molto sostenibile, oppure no. Dusan Vlahovic al centro di una Juve... istantanea. Un ritorno al passato, fatto di ingaggi elevati e anche di acquisti "over": colpi oculati, certamente, ma anche in controtendenza rispetto alle ultime parole, quelle che avevano segnato nettamente l'inizio del nuovo corso.