Più in alto di tutti. In campo e nelle classifiche. Nei numeri e nel coefficiente d'incidenza. Cristiano Ronaldo è il primo fulmine della tempesta che si abbatte sul Crotone: la sfortuna di Stroppa si chiama tempismo, poiché arriva in una settimana in cui si sono addensati i nuvoloni della critica. Persino su CR7. Naturale allora che piovano azioni, allo Stadium. E il terminale offensivo stavolta ha il sette sulla schiena, in una versione - finalmente - da centravanti vero, con tanto di campionario completo: attacchi in profondità (dettata con meravigliosa costanza), smarcamenti sul secondo palo, scatti nello stretto per trovare l'angolo o il minimo spazio per depositare in porta. 

DA ATTACCANTE - Non è 'sorprendente', ma si fa notizia. Quasi come i quattrocento minuti d'assenza sul tabellino che hanno preceduto il primo colpo di testa su assist di Alex Sandro. Già lì era diventata palese la totale devozione del portoghese alla causa. Che sulla trequarti avrebbe potuto osare o semplicemente guardare un po' di più i compagni, che però i potenziali dettami di Pirlo li ha svolti alla perfezione, da studente modello. Chissà se Maurizio Sarri ha dato uno sguardo alla partita, e chissà a quante sigarette è arrivato davanti al dinamismo con cui Cristiano ha approcciato la missione prima punta: del resto, l'aveva immaginato proprio così, il tecnico toscano. Nel vortice di possesso pronto a diventare stemma di una versione bianconera nella scorsa stagione sempre sbiadita. Ce l'ha fatta invece Andrea Pirlo, bravo a creargli stimoli e a seminare il terreno, a organizzargli il contesto in cui potesse esaltarsi negli ultimi metri: col doppio incursore a centrocampo, gli ha riempito l'area e fornito più soluzioni. CR7 si è proprio divertito. 

I NUMERI - Dove non arrivano gli aggettivi, in soccorso come sempre subentrano i numeri: venticinque gol in ventotto partite stagionali; diciotto in diciannove gare di Serie A. Cifre che trovano senso logico solo se rapportate a Ronaldo, l'uomo (soprattutto) delle 765 esultanze in carriera. Ecco, a tal proposito: quella vista sul primo gol è stata forte, rabbiosa, carica di pathos. Non da gol che sblocca uno Juve-Crotone, per intenderci. Anche questo è un segnale di come quei nuvoloni abbiano dato fastidio, nascosto fin troppo i raggi di sole portati dal periodo positivo pre Napoli. Neanche lì, a onor del vero, Cristiano era stato Ronaldo fino in fondo. Colpa della preparazione, per tanti. Ma anche di un nodo tattico difficile da sbrogliare, di diktat posizionali alle volte mal digeriti. E se il Crotone vale quel che vale, la partita totale di CR7 ha un peso specifico importante. Il portoghese ha infatti iniziato a sciogliere il filo del passaggio di consegne: è il centravanti di questa squadra, e si è comportato come tale.