Calcio liquido? No, calcio solido. E da grande squadra, pure nella sofferenza. I sorrisi dopo Juve-Napoli sono più pesanti dei tre punti arrivati allo Stadium: raccontano di un gruppo che non si è ghiacciato nel vento delle critiche, di una squadra che in ogni senso possibile sa ancora comportarsi da squadra. Singoli a parte - seppur decisivi -: oggi i bianconeri erano chiamati a una dimostrazione completa, come se dovessero nuovamente vendersi al mondo. Hanno dato prova di tutto, allargando ancora una volta gli orizzonti del finale di stagione. Continuità permettendo. 

COSA VUOL DIRE - Sì, perché la partita più grande si gioca sempre qui: questo gruppo ha tirato avanti per singole partite con singole prestazioni. E' mancato il resto, cioè il concerto. Ed è mancato Dybala, maledettamente. Ottantasette giorni di attesa più quattro minuti, la palla giusta sul mancino giusto e l'angolino della porta difesa oggi da Meret che riconosce il suo padrone, dal suo odore e dal suo movimento, dalla fame e dall'ambizione. Cosa vuol dire la vittoria con il Napoli, per la Juventus, sta anche e in particolare nell'abbraccio dell'intero gruppo a Paulo il fuggitivo, a Paulo il festaiolo, a Paulo che non rinnova "perché non comprende il momento della società". La sensazione più brutta di tutte è incassare a destra e a manca senza avere la possibilità di rispondere: un calciatore, del resto, può farlo solo in campo. E Dybala il campo non lo vedeva da tre mesi. E ora lo vedrà con cadenza settimanale. E ora non vorrà più abbandonarlo. Fino alla resa dei conti, con se stesso e con la società.

PER PIRLO - Una vittoria come questa elargisce un nuovo carico di responsabilità per la Juventus, sebbene allo stesso tempo alleggerisca l'aria, cambi i filtri di un'atmosfera che s'era fatta cupa, grigia, che vivacchiava tra il nero della continuità tecnica e il bianco di un ritorno al passato che pure resta nei dintorni. Il fantasma Allegri (o chi per lui) terrà la valigia in un angolo: non ha nulla da disfare, ma l'attesa dopo il doppio colpo si è fatta certo più lunga. La Juventus non ha solo vinto: ha saputo modificare il suo status e superare gli angoli di sofferenza con quell'impegno superiore richiesto sin da inizio stagione e arrivato solo a tratti. Ha convinto, per una volta. Ha dato prova di futuro giocandosi ogni grammo di presente. E questo pesa. E peserà. A patto che dalla prossima non si corra all'indietro, come già capitato in passato.