Dalle parti di Vinovo, se si incrocia il quartiere giusto, è possibile sentire l’odore pungente della legna che brucia, magari intravedere qualche favilla che esce dal camino e si spegne in cielo per cadere sotto forma di cenere. Nell’aria, l’odore della carne che cuoce – rigorosamente – per ore, lentamente. Al posto della moka per il caffè, si riempiono thermos di acqua calda e si beve Mate tutto il giorno. Un angolo di Argentina a pochi chilometri da Torino, lì dove si prova a ricostruire un angolo di casa, lì dove si coltiva un sogno comune, quello di Matias Soulé ed Enzo Barrenechea di diventare calciatori professionisti ad alto livello: come fratelli, “cammini differenti, ma sempre uniti”.
 
Da una parte, il trequartista classe 2003 ha già bruciato le tappe, conquistando un posto in prima squadra. Dall’altra Enzo che ha dovuto cedere il passo alla sfortuna; il responso medico avuto a maggio del 2021 è di quelli che non fanno dormire i calciatori la notte: “lesione del legamento crociato anteriore, con associata lesione di basso grado del legamento collaterale”. Ci vuole ben altro, però, per piegare la tempra di un ragazzo che, da giovanissimo, lascia casa per trasferirsi dall’altra parte del mondo per inseguire il proprio sogno. Curato dallo staff medico della Juventus, coccolato e protetto dalla famiglia allargata Barrenechea-Soulé, il centrocampista è tornato sul finire della passata stagione, per ritagliarsi subito un posto nel centrocampo dell’Under 23 e tornare a mettere in mostra quanto di buono aveva già fatto in Primavera.
 
Come vi avevamo preannunciato in mattinata (QUI), uno dei giovani da tenere d’occhio nella kermesse di Villar Perosa era Enzo Barrenechea: non ha deluso le aspettative. Un cenno di assenso con Di Maria nella camminata che porta le squadre dal bordocampo al centro – anche qui, un altro modo per ritrovare casa -, scarico di tensione, stimoli elettrici che viaggiano dal cervello e gonfiano i muscoli, poi il fischio d’inizio e comincia lo show. Personalità, padronanza dei mezzi, grande tranquillità nel gestire palla, precisione nel far girare la squadra quando possibile; ma anche rincorse, contrasti: insomma, tutto il repertorio di quello che oggi si definisce un “centrocampista moderno”.
 
La testa c’è, le gambe pure. Le qualità sono note a tutti quelli che lo hanno seguito con la maglia dell’Under 19, gli altri le scopriranno nell’immediato futuro. Molti lo hanno fatto oggi con l’amichevole di Villar Perosa, non è un caso che il suo nome si ripeta in diversi commenti social al match. Adesso, però, Barrenechea è chiamato al salto di qualità, ad una stagione giocata con continuità e su alti livelli: solo così la sua strada professionale può tornare ad incrociarsi con quella dell’amico fraterno Matias Soulé. Lì sopra, in prima squadra, c’è già una colonia argentina pronta ad accoglierlo a braccia aperte e con un matero in mano.