La brutta sconfitta patita col Chelsea dalla Juve, ha innestato un vero e proprio tsunami di critiche, in parte legittime e comprensive. E’ il modo che “ancor offende”, direbbe il Poeta: un 4 a 0 senza attenuanti, un secondo tempo quasi tutto in balia degli avversari, un pugile suonato desideroso solo di sentire il gong. I giornali inglesi, che non vedevano l’ora di vendicarsi per le troppe sconfitte subite dall’Italia (atletica leggera, calcio, cricket…) hanno scritto “e questi sarebbero quelli che hanno vinto nove scudetti di fila?” Insomma, una vera e propria fucilazione.

Ma non si è perso il senso della misura passando dall’ irrisione al massacro? Proviamo, come si dice, a ragionare “a bocce ferme”. Prima di tutto, due mesi fa, all’inizio della Champions, chi non avrebbe firmato per un passaggio del turno assicurato? Non per un primo posto, per un passaggio del turno. La Juventus col Chelsea era data per spacciata due volte, all’andata e al ritorno. La prima volta ha vinto. Il passaggio agli ottavi è avvenuto, prima nel suo girone, con due turni d’anticipo. Non stiamo parlando della squadra che l’anno scorso ha vinto la Champions, è andata in finale, ha conquistato lo scudetto. Stiamo parlando d’un quarto posto raggiunto per un soffio in un campionato estremamente critico, stiamo parlando di sconfitte col Porto (per altro bestia nera di non poche italiane).

Sulla scena internazionale, il Milan e l’Atalanta sono ancora in bilico, ma un pareggio contro lo Young Boys non desta, in fondo, troppe critiche; per non parlare del Napoli o della Roma (vedi alle voci Spartak e Bodo). Il passaggio del turno dell’Inter, ottenuto in cospicuo ritardo rispetto ai bianconeri, è vissuto come una grande impresa. Non c’è un po’ di squilibrio, una certa disparità di trattamento tra Juve e…resto del mondo?

Sì, i complimenti di Allegri ai suoi per aver raggiunto gli ottavi forse sono un po’provocatori, ma non falsificano nulla. Meglio questo o le accuse alla propria squadra come fa Mourinho? Meglio rodersi rabbiosamente il fegato senza dare la mano all’avversario come Spalletti? Meglio la rabbia, l’invettiva, l’eccesso ai limiti dell’ autodistruzione oppure incassare, coprire e proteggere la squadra per quello che di buono ha fatto?

Non è solo la Juventus, è la realtà del calcio italiano (dicono nulla le ultime tre partite della Nazionale?) a uscire o meglio a risultare ridimensionata da questo turno di tornei europei. Da quanto tempo si dice che il nostro campionato  non è “allenante”? Da martedì sera o da qualche anno?

Certo il calcio e non solo,  troppo spesso vive del presente e magari una vittoria contro la Lazio fa dimenticare ai tifosi e agli osservatori che la Juve da tre anni si trova, di fatto, in crisi e che la parola d’ordine è da tempo, la stessa: Ricostruzione. Spesso ce ne dimentichiamo, così continuiamo a oscillare tra scandalo e entusiasmo. Invece - come diceva il saggio Churchill - il successo non è mai definitivo, la sconfitta non è mai fatale.