Nel lunghissimo e tragico elenco delle vittime del Covid19 che in Brasile sta provocando una vera mattanza ora compare anche il suo. Felipe Maduro Santos, un uomo che per tutti i bambini brasiliani rappresentava l’equivalente di Pelè per i loro nonni.

“O Rey” incantava con le sue magie calcistiche gli appassionati di uno sport che in quel grande Paese è una religione. Il Patata, questo era il nome d’arte che si era scelto Maduro Santos e grazie al quale era diventato popolarissimo, raccontava storie meravigliose e seminava allegria con il supporto di un naso finto e rosso che sembrava il tubero commestibile.

Era un clown e aveva appena quarantaquattro anni, venti dei quali impiegati quotidianamente per tentare di rendere meno difficili e amare le giornate di grandi e di piccini per i quali in destino aveva riservato lo spazio dedicato agli ultimi in un Paese immenso che per pochi è un Paradisi e per la maggioranza un Inferno.

Il Patata, tutti i giorni, faceva il suo solitario spettacolo nelle favelas o nelle corsie degli ospedali. A maggio, alla faccia del presidente Bolsonaro il quale aveva dichiarato che il Covid era un’influenza stagionale di poco conto, aveva manifestato i primi sintomi della malattia.

Malgrado ciò, il fiato corto e i polmoni in fiamme, non aveva voluto interrompere quella che per lui era una missione sociale. Con camice e mascherina, dalla quale spuntava il suo naso rosso, ha continuato nel suo tentativo di alleviare almeno un poco le sofferenze e le ansie dei sui piccoli amici. La febbre alta e la morte sulle spalle, rideva e faceva ridere. Ieri è caduto in terra, svenuto. Ricoverato, è spirato poche ore dopo. Da solo ma, pare, con le labbra a disegnare un sorriso. Così se ne vanno i clown.

(foto Wikipedia)