La Juve, si sa, è la compagine italiana con la panchina migliore. Potrebbe farne due, di squadre ed entrambe non sfigurerebbero. Ma in quest’inizio di stagione sta emergendo il caso Bernardeschi. Si danna, corre, non si risparmia eppure sembra non azzeccarne una: la posizione, la porta, i passaggi elementari. Non piace ai tifosi che non gli risparmiano frecciate e lascia perplessi gli osservatori. 

Eppure, nella Fiorentina, faceva la differenza. Anche il primo anno in bianconero fu positivo. Poi qualcosa s’è inceppato. Non si riesce a trovargli una posizione o è lui che sta male sulla fascia, che non va come trequartista o mezzala?

Il ritorno prepotente di Douglas Costa, con relativa sostituzione di Bernardeschi, potrebbe paradossalmente, favorirlo: stare lontano dai riflettori, non essere l’osservato speciale sarebbe per lui un aiuto, gli darebbe ciò di cui, ora, ha sommamente bisogno. Quando ci si annoda psicologicamente per sbrogliare la matassa ci vuole una sola cosa: il tempo. Bernardeschi, attualmente, soffre l’ansia di chi ad ogni partita deve dimostrare qualcosa e non gioca serenamente come, se ogni volta, dovesse passare un esame. È quest’ansia che va sgominata.

Pensate cosa è successo a Pastore. Un giocatore che sembrava finito. Peggio: inutile e irrecuperabile. Era difficile trovare qualcuno che potesse ancora credere in lui. Probabilmente aveva un serio problema fisico, probabilmente si era depresso. Ora è, letteralmente, un punto fermo della Roma: copre, lancia, arriva in area avversaria. Stare lontano dai riflettori gli è servito. Siamo convinti che servirà anche a Bernardeschi, che non può aver “disimparato” di giocare a calcio. Ci vuole solo tempo.