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Una vita da numero 12 al cospetto di Dino Zoff e circondato da Pietro Anastasi, Gaetano Scirea, Giuseppe Furino e tanti altri. C’è tanto affetto e gratitudine da parte di Giancarlo Alessandrelli nei confronti della Juventus. Lui che il libro “Una storia bella, la mia vita in due tempi” l’ha scritto per la Juventus, che lui ha definito come “un dono del signore”. Ce ne ha parlato, in esclusiva.

- Cosa significa per lei la Juventus?
Per me la Juventus significa tutto. Io questo libro l’ho scritto per la Juventus. Per affetto, gratitudine, riconoscenza. Mi hanno preso a quindici anni, mi hanno insegnato a parlare e a pensare. Mi hanno formato per la vita, un qualcosa che poi mi ha accompagnato sempre. Nel libro racconto che tutto quello che mi è successo dopo è solo grazie alla Juventus. I tifosi della Juventus sono straordinari e dappertutto. Quando sei giocatore è tutto facile, ma quando finisci di giocare ti scontri con la vita reale. Però ho avuto la fortuna di imbattermi in tifosi juventini in qualsiasi cosa, che fossero gli uffici o la burocrazia, e mi hanno sempre dato una mano. Quando diventi un giocatore della Juventus per i tifosi lo sei per tutta la vita. Qualcosa di meraviglioso, un dono del Signore. 

- Cosa l’ha convinta a scrivere “Una storia bella, la mia vita in due tempi”?
Era da un po’ di anni che diversi giornalisti mi chiedevano di fare questo libro. Non era però il momento giusto, ora lo è. Poi la giornalista Francesca Muzzi, appassionata della mia storia, mi ha convinto. Però mi ha convinto soprattutto il fatto che questo fosse l’unico modo che avevo per ringraziare pubblicamente questa grande società che è la Juventus. Non basta essere un bravo giocatore nella Juventus, devi essere anche uomo. Ora ho pagato il debito che avevo con la Juventus. Per me è una famiglia, anzi LA famiglia. Mi hanno adottato, mi hanno cresciuto. Come posso non essere riconoscente verso di loro? 

- Lei ha intitolato questo libro “Una storia bella. La mia vita in due tempi”. Una storia che è nei campi della periferia romana, proseguita nella Juventus e poi in Sardegna. Se dovesse scegliere il periodo più bello in questi due tempi, quale sceglierebbe? 
Non c’è una scelta per me. Se tutto quello che ho avuto dopo è per merito della Juventus per me è quello. Dai quindici ai ventisei anni sono stato bianconero, quella per me è la cosa più bella che mi sia capitata. Dopo ho fatto altre cose, anche importanti, ma sempre perché avevo questo marchio. Quando giochi nella Juventus per i tifosi sei un giocatore della Juventus a vita. È diversa da tutte le altre squadre. Io ho giocato con Atalanta e Fiorentina, tante altre società. Ma sono altri mondi, la Juventus è speciale. Come un college svizzero, tu vai lì e se non sei adeguato come uomo al calciatore che hanno preso o ti cambiano o ti rispediscono. Si parla sempre dello stile Juventus, ma ci sarà un motivo se non si parla di uno stile Inter o Fiorentina. Per questo motivo, perché è una conquista di 100 anni di valori. Ed è un esempio per tanti. Anche per quelli che “odiano” la Juventus, alla fine l’ammirano perché tutti vorrebbero essere come la Juventus. 

- Lei ha giocato in una delle Juventus più forti di sempre. Ha degli aneddoti da raccontare su quella squadra?
Ce ne sono tanti. Te ne racconto uno per farti ridere. Quando ho fatto il primo contratto con Boniperti mi ha girato il foglio con tutto già scritto. Mi dice “Firma qui”. Io rispondo “Come firma Presidente?”. Lui rispose: “Firma, dovresti pagarmi tu che giochi nella Juventus”. Questa è una gag bellissima di come era la Juventus. Come era Boniperti e come erano i tempi. Diversi da quelli di adesso. All’epoca appartenevi ad un calcio più romantico. Oggi è un calcio business. Allora non c’era niente, era calcio puro e basta, e un presidente così era davvero eccezionale. 

- È felice della presenza di Giuntoli? 
È il regalo più grande. Rappresenta la società che amo. C’è lui, Brio, Marocchino, la moglie di Scirea, i figli di Boniperti, Marco Landucci. Io non sono felice, sono strafelice. Sentire queste persone che ti ringraziano per averli invitati è una cosa splendida. 

- Con Giuntoli avete già parlato? Ha qualche indicazione sul futuro della Juventus?
Questo dovete chiederlo a lui. Il futuro è in mano sua ed è in buonissime mani. Sono convinto che farà grandi cose. 

- Parliamo della Juventus di oggi. Non sono state stagioni semplici. Di questa annata cosa l’ha convinta della Juventus?
Mi ha convinto che ha fatto crescere molti giovani, alcuni molto bravi. Questo è molto importante per il futuro di una società. Non è la miglior squadra degli ultimi cinquant’anni, raggiungere questi obiettivi vorrebbe dire molto. Non ci ha fatto divertire, però con quello che ha oggi essere lì è un gran bel risultato. Ora ci penserà Giuntoli a risistemare il quadro, ma può lavorare su una base importante. Qualcuno contesta Allegri, ma la riconoscenza? Sono dieci anni che fa cose straordinarie alla Juventus. L’anno scorso come si poteva giocare a calcio con le penalizzazioni? Tutto questo fa male alla testa dei giocatori. Sono stati anni interlocutori. Io sono convinto che l’anno prossimo sarà una grande Juventus perché ho grande fiducia in Giuntoli. L’ho conosciuto al Globe Soccer Awards di Dubai agli inizi di gennaio, dove è stato premiato come miglior manager d’Italia. Anzi, ti racconto un aneddoto su di lui. Lui era il miglior manager votato da milioni di persone. Quando ci hanno presentato ha esordito così: “Alessandrelli, accidenti a te. Non trovavo mai la tua figurina”. Una persona simpatica ed intelligente, che ha sempre seguito la Juventus. Fondamentalmente è uno dei nostri.