Le dichiarazioni di Gennaro Di Tommaso, per gli amici Genny 'a Carogna, sono passate come passa un autobus all'orario di punta. Non di certo inosservato, ma neppure con la stessa enfasi con cui si accoglie l'ultima tratta notturna: insomma, ha avuto il suo spazio, per dovere di cronaca, ma non ha sollevato polveroni. Polveroni che, di solito, quando si parla di ultrà, solleva la Juventus. Che sia un battito di ciglia od un'inchiesta giustamente portata avanti dalla magistratura, la caccia al tifoso, al rapporto malsano tra gli stessi e le varie società, passa senza clamori se non si tinge un po' di bianconero. Nemmeno il chiaroscuro, come potrebbero essere le tinte delle confessioni dell'ultrà pentito, fa più scalpore. 

"​Si complimentò con noi, voleva finanziarci, ma noi rifiutammo, gli dicemmo che volevamo solo che il Napoli tornasse a vincere" afferma Di Tommaso, parlando di un incontro con De Laurentiis che ancora cerca conferma. Presunto o meno, se corredato con l'episodio che ha riguardato Ezequiel Lavezzi ("​Ebbi una lite con Lavezzi e il portiere Navarro, perché da vero tifoso ultrà non vedevo di buon grado il fatto che frequentavano una discoteca dove girava della droga"), il racconto di 'a Carogna narra una storia nota ai tanti, ma che sembra interessare solo la Juventus. I rapporti tra le società ed il tifo organizzato sono un problema che riguarda tutti e che, per una volta, dovrebbe far riporre ogni campanilismo in nome di una legalità da ritrovare. 

Insomma, lasciando alla giustizia il tempo di determinare il vero e scacciare il falso dalle dichiarazioni di un vero e proprio pentito, com'è Di Tommaso, non si può comunque ammazzare l'attesa con il silenzio. Anzi, invece di incrociare le dita e sperare che Report faccia un'altra inchiesta sulla curva bianconera, bisognerebbe capire che il fenomeno è ben più esteso di quanto l'odio per la Juventus possa essere.