Rino Foschi, ex dirigente del Cesena e del Palermo di Zamparini, ha parlato a Tuttosport: «Anche se è a porte chiuse, resta comunque un test di prestigio. Da cesenate mi auguro di rivedere in futuro questo incontro di nuovo in Serie A. Ma sono sincero: senza calcio sto vivendo male, mi sento un leone in gabbia: non è una questione di soldi, bensì di passione. Infatti tutti giorni leggo i giornali e guardo partite. Certo, sabato seguirò anche Juve-Cesena in televisione». 
 
DYBALA - «Mi viene in mente la trattativa per la sua cessione, ai tempi del Palermo. Zamparini adorava Paulo, ma era giusto lasciarlo partire. La Juventus fu la più decisa: Marotta e Paratici lo volevano a tutti i costi, però all’inizio offrivano meno di quello che chiedessimo. Un giorno, seppur con i bianconeri fossi molto avanti, ricevo una chiamata di Zamparini: “Rino, De Laurentiis mi ha offerto 20 milioni più Jorginho. Che facciamo”. Sottovalutato Jorginho? No, perché Jorginho era già bravissimo allora. Zamparini lo ha anche detto pubblicamente nei giorni scorsi: “Era Foschi l’unico che credeva in Jorginho anni fa”. Semplicemente, alla fine preferimmo incassare solo soldi: 32 milioni più 8 di bonus». 
 
L'ULTIMO DYBALA - «Paulo è un campione nato e lo ha dimostrato. L’ultima è stata una stagione un po’ sfortunata: tra virus e acciacchi non gliene è andata bene una. Ma adesso tornerà il vero Dybala». 
 
CHIESA - «Merito anche del mio gruppo di lavoro, perché sia chiara una cosa: si parla tanto di dirigenti talent scout. Ma non scherziamo: i ds bravi sono quelli che sanno organizzarsi un bello staff di osservatori e poi sono abili nelle trattative. La mia fortuna è stata incontrare Corti, il mio storico capo scout. A Modena avevo avuto come giocatore Enrico, il papà, e quindi dopo aver visto Federico nella Primavera della Fiorentina ero d’accordo con lui per portarlo a Cesena in prestito. Avevo fatto tutto anche con Corvino. Chiesa sarebbe dovuto arrivare da noi dopo il ritiro. Ma poi Paulo Sousa lo ha visto e non lo ha più voluto cedere. Anche giustamente. Enrico era un attaccante fantastico, ma Federico è anche meglio del papà. Gioca già nella Juve e ha vinto l’Europeo». 
 
LOCATELLI - «Sarebbe un bel colpo. La Juve difficilmente sbaglia. Era così con Marotta e Paratici. E sarà così con Cherubini, che è cresciuto imparando da loro».