Genova è una città perennemente in credito. Sul piano sociale con chi, per insipienza o per interesse, le ha provocato profonde ferite mortali. Mercoledì l’Italia intera si raccoglierà in meditazione, almeno per qualche minuto, a ricordare la strage del ponte Morandi di un anno fa. Anche per ciò che riguarda il calcio, un patrimonio dalla potentissima valenza passionale per i genovesi, la città può pretendere con diritto la restituzione di un bene che, negli ultimi anni, è stato usato e abusato per finalità puramente imprenditoriali e sfacciatamente personali.  Sarebbe dunque tempo di presentarsi alla cassa per farsi restituire il capitale con l’aggiunta degli interessi.

E’ ciò che con legittima ansia attende il popolo doriano e che potrebbe accadere se soltanto il presidente Ferrero la smettesse di rimanere aggrappato alla poltrona di una società da lui gestita come una casa di produzione cinematografica o come palestra per i suoi esercizi acrobatici di show man. Ferrero, un poco come il suo vicino di casa Preziosi e malgrado le sue spettacolari dichiarazioni di grande amore per i colori blucerchiati, alla fine della fiera ha rivelato la sua vera natura di imprenditore che investe non per passione ma per interesse personale. La sua ricerca, per il momento fallita, di una società alternativa alla Samp ne è lampante testimonianza. Ma se nessuna società di calcio andrebbe trattata a questo modo, ancora meno lo meritano quella blucerchiata e la sua gente.

Ora Ferrero avrebbe la grande opportunità di compiere un passo indietro e di andare a cantare in qualche altro cortile. Si avvicina il 2 di settembre, il giorno definitivo fissato per chiudere l’affare in atto tra il “Viperetta” e il Gruppo Vialli. Una data che anticipa di poco un altro appuntamento nevralgico per Ferrero il quale. Il giorno 20, dovrà comparire in tribunale a Roma per rispondere sulla presunta distrazione di fondi dalla Samp per finalità private. Alla luce di ciò che è trapelato nelle ultime ore lo spazio per arrivare alla risoluzione del passaggio di proprietà sarebbe davvero esiguo. Poco più di una fessura. L’augurio è che il presidente, ristorato dalla vacanza esotica che sta trascorrendo insieme con Preziosi e Alba Parietti, abbia ritrovato quel minimo di saggezza e senso di gratitudine per fare marcia indietro “accontentandosi” delle cifre che la controparte ha messo sul tavolo. Non si tratterebbe di un “regalo” ma di un atto dovuto.

Dovuto alla città di Genova, soprattutto, per i motivi elencati prima. Ma anche a Gianluca Vialli, la persona e il personaggio che rappresenta sotto tanti profili l’icona della Sampdoria. L’ex campione della Doria, della Juventus e della Nazionale italiana sta combattendo una battaglia complicatissima e dal risultato incerto contro un nemico infame e subdolo. In questi giorni, a differenza di Ferrero, si sta ritemprando sulle montagne della Valle d’Aosta in solitudine meditativa. La volontà fortissima mostrata da Luca  in questa missione Samp  è molto di più che non una semplice operazione imprenditoriale. Si tratta di un “urlo” di sfida che Vialli vuole lanciare alle stelle cattive e di un gesto motivato anche dal pensiero di poter, un giorno, lasciare una stupenda eredità ai suoi figli. Il tutto infarcito dal ricordo e dal rispetto per gli anni memorabili trascorsi con il presidente Mantovani, con Boskov e con alle spalle l’intero popolo doriano. E tra i tanti pensieri di Vialli non mancherà neppure l’idea di riportare a casa il “fratello” Roberto Mancini quando la sua avventura con la nazionale si sarà fatalmente esaurita. Ci pensi bene, dunque, Ferrero. Ha l’opportunità di restituire il Sogno a Genova. Lo faccia. E verrà perdonato.