L'esordio, non con la Juve ma in Serie A. Venti minuti di guizzi, idee e giocate, venti minuti che hanno conquistato tutti. Tifosi, compagni, addetti ai lavori. "Emozione unica, con la maglia più bella che c'è", scrive lui subito dopo la gara ricevendo anche i complimenti di Demiral, nell'ormai consueto modo in voga sui social bianconeri: "Bravi fagioli. Sempre troppo lavori perche tu qualita top". E qui ci ha preso il difensore turco, perché la parola chiave è qualità. Fagioli ne ha tanta e pur giovane sta dimostrando di poter essere a livello dei grandi. Fluidità naturale, personalità nelle giocate e voglia di prendersi il pallone. Qualità che non si insegnano, come dimostrano anche le difficoltà nella gestione palesate da Bentancur. Quando la palla scotta qualcuno deve avere il coraggio di prenderla e alla Juve assenza di Arthur questa figura manca. Senza palleggiatori puri come il brasiliano, gestori come Bonucci o amanti del rischio alla Cuadrado, infatti, spesso la Juve si è persa, da sola. E Porto è solo l'ultimo caso. Ecco perché Nicolò Fagioli

CRESCITA - Tralasciando l'esordio con i grandi contro la Spal in Coppa Italia (non comunque la prima tra i professionisti), i primi 20' giocati in Serie A ieri sera hanno raccontato una buona parte del suo profilo. Sono 19 i palloni toccati, distribuiti qua e là (quasi mai all'indietro) con una precisione del 94.7%, sono 2 i dribbling riusciti e sempre 2 i falli conquistati. E' entrato senza timore, forte anche del vantaggio, ma scrollandosi subito di dosso la paura del debuttante. E non è un caso. Il suo percorso è stato lungo ma netto e segue ciò che la Juve ora ha in mente di fare con i suoi giovani di maggiore prospettiva: crescerli in casa con tappe ben stabilite. In attesa che le brucino, ovviamente. E' entrato nell'U17 bianconera già sotto età, facendo intravedere le sue doti, lì si è confermato con una stagione da 13 gol complessivi. Saranno 6 al primo anno in Primavera e cinque nella scorsa stagione tra U19 e U23, tra campionati e coppe. L'esordio tra i professionisti avviene proprio nel 2019/20 - anno in cui vince anche la Coppa Italia di categoria - la conferma in questa stagione. Sono 13 le gare in Serie C in questo 2020/21, a cui si aggiungono le due con la Prima Squadra. E' un classe 2001, ma di lui si parla già da qualche anno: il primo (pubblicamente) fu Allegri, nell'ormai nota frase, eppure già di lui si discuteva spesso. E ora?

FUTURO - Sa giocare in tutti i ruoli del centrocampo, ma per lui la Juve e Pirlo hanno un'idea ben precisa. Sì, perché uno che "ha il calcio in testa", stando alle belle parole che il tecnico gli ha riservato nel post partita della sfida con il Crotone, non può che essere il cervello della Juve che verrà. Almeno nei piani. Lui in regia, perché un regista puro manca proprio dai tempi di Pirlo giocatore. Lì furono adattati prima Marchisio e poi Pjanic, con buoni risultati ma non ottimi, considerando anche il cambio ruolo avvenne in una seconda fase della loro carriera e non all'inizio come in questo caso. Qui, il paragone sarebbe da fare con Pirlo, che agli inizi venne trasferito in regia e lì costruì le fortune sue, ma anche di Milan, Juve e Italia. Ma torniamo indietro. Proprio il percorso del Principino è quello che più stuzzica le menti bianconere, non solo dei tifosi: Fagioli può ripeterlo. Dalle giovanili alla Prima Squadra, con la Juve come unico grande amore. Da allora in casa bianconera quasi nessuno è riuscito ad arrivare stabilmente e a restare per così tanto nella Juve dei grandi. Lui può farcela, almeno questo è il piano. Tenerlo e investirci, perché da prospetto diventi realtà.