Non era ancora nata la Juve di Sarri che in molti già ritenevano Emre Can un tassello indispensabile per il nuovo centrocampo bianconero. L’equilibratore, una sorta di Kanté, un altro Allan. L’eroe di Juve-Atletico giganteggiava così nelle nostre previsioni. Ma sbagliavamo. Emre Can (“Può fare anche il difensore!”) sembrava avere tutti i crismi per diventare il principale interditore del reparto, perché Sarri non avrebbe mai rinunciato a Pjanic davanti alla difesa, e nemmeno a una mezzala tecnica (che non poteva certo essere lui). Lo avrebbe dunque preferito a Matuidi e Khedira, era la conclusione chiara nella testa di qualsiasi juventino. Il primo non aveva qualità sufficiente, il secondo l’età. Stava arrivando la stagione di Emre Can. Invece no. Chi più chi meno, con grande stupore abbiamo appreso la decisione di Sarri, l’esclusione dalla lista Champions. E ora in molti sono in lutto, tanti sono infastiditi, tutti sono disorientati. Nessuno si capacita. Ma perché, Sarri? Sono arrivato a pensare che una scelta così netta, così impopolare, debba per forza essere estremamente razionale.
 
IL PRECAMPIONATO DI CAN – Ha commesso forse errori badiali, Emre Can, durante il precampionato, errori tali da finire nell’elenco dei bocciati? Non ricordo un gol subito originatosi da una sua mancanza. Anzi, chi ha sbagliato molto nella prima apparizione è stato Matuidi. Ricordate il retropassaggio assurdo contro il Tottenham, quello che innescò la ripartenza degli uomini di Pochettino e dunque l’uno a zero degli Spurs?
 


E gli altri balbettamenti tecnici di Matuidi nella propria metà campo, qualcuno li ricorda? Eppure Sarri all’intervallo di Juve-Tottenham lasciò negli spogliatoi Emre Can, sostituendolo con Rabiot. D’altra parte il tedesco era apparso ancora molto indietro, sorprendentemente indietro: non aveva garantito nemmeno la quantità, le sue martellate. Ma ci stava, erano soltanto i primi 45 dei 203 minuti totali che ha giocato finora (compresi i 30 col Napoli). Tuttavia fu un primo segnale. Gli altri segnali furono la panchina con l’Inter, la titolarità in una Juve farcita di giovani e riserve contro il Team K-League, l’altra panchina a Stoccolma (proprio con la squadra contro cui si era esaltato nella scorsa Champions, ovvero l’Atletico Madrid), infine l’ultima incolore apparizione nel finale di Trieste, la sera delle prove generali.
 
MA ALLORA PERCHÉ? – Nel frattempo il Professor Khedira guadagnava punti agli occhi di Sarri. Perché? Se non è semplicissimo distinguere i due connazionali per via del ruolo, del taglio e della vaga somiglianza, è forse più facile cogliere le differenze tra i due, ancorché sottili, nel modo di stare in campo. In sostanza Emre Can gioca da mezzala praticamente nella stessa posizione che occuperebbe in fase di possesso da terzo centrale di difesa. Tende cioè a rimanere ‘basso’, assecondando così una circolazione del pallone orizzontale, o a ‘U’. È una questione di posizionamento ancor prima che tecnica. 



Rifugge insomma gli spazi tra le linee (vedere sopra il cerchio vuoto, tratteggiato). Preferisce agire al di qua, palleggiare al di qua delle opposizioni nemiche. E ciò non resta senza effetto, anzi, determina uno stile di gioco che a Sarri non piace. In questa sequenza, al di là dei tre passaggi orizzontali consecutivi (a chi potrà mai darla Emre Can se non a Cuadrado?), bisogna porsi una domanda: cosa avrebbe provocato un diverso posizionamento del tedesco? Se ad esempio fosse salito senza palla a piazzarsi fra i cinque giocatori dell’Atletico evidenziati in bianco? Proprio lì, al fianco di Dybala, dove ora regna un terribile e impraticabile 6 vs 2 (anche se largo a destra, non inquadrato, c’è Bernardeschi..). Avrebbe garantito una linea di passaggio in verticale in più per i bianconeri, dunque un allarme diverso per la catena di sinistra del Cholo. Così invece l’Atletico risponde in blocco, senza minacce e avamposti avversari al suo interno.   
 


Qui sotto invece, tutta l’inutilità di un posizionamento ‘basso’ della mezzala destra in fase di assedio. Can si trova dove si sarebbe trovato nello sviluppo del 3-4-2-1 di Juve-Atletico della scorsa stagione, con Allegri in panchina. Lì dove si affacciano di solito i centrali laterali di una difesa a tre in fase di assedio. Ma fare la mezzala con Sarri è un’altra cosa, e Khedira l’ha capito, lo fa meglio. Ma cosa? Occorre vedere la superiorità numerica possibile sul lato debole, poi andare a esercitarla con un posizionamento che infastidisca il centrale avversario di sinistra e il terzino. Se invece la mezzala resta lì, bloccata, dov’è Emre Can, lì a sostegno, resta ‘solo’ un 2 vs 2 tradizionale all’orizzonte. 



Ecco ora l’interpretazione di Khedira in Juve-Napoli, giusto per farvi un esempio. Basta De Sciglio (il terzino) per garantire a Pjanic una linea di passaggio orizzontale. La mezzala invece (Khedira) deve andare a giocare con le punte, tra le punte, oltre che tra le linee.
 


Poi Khedira ha un set di smarcamenti-galleggiamenti tra le linee meno rigido, non sta su un binario come Can.  Qui sotto si sposta all’indietro addirittura verso l’asse di Pjanic, quasi fosse un trequartista. Tra Pjanic e Higuain e CR7, per cedere spazio al movimento incontro di Douglas Costa. 



GLI INSERIMENTI – Il fatto di posizionarsi in partenza più avanti consente a Khedira di seguire meglio l’azione in fase conclusiva. Molto banalmente, di entrare in area più spesso rispetto a Can. Una mezzala va l’altra resta? E dove sta scritto? Ecco al momento del gol del Pipita la situazione all’interno dei 16 metri difesi dai partenopei. Vedete dove sono Matuidi e Khedira?  



Nell’azione del terzo gol bianconero, con Can in campo al posto di Khedira, non si dà lo stesso attacco alla porta. Il numero 23 è ancora al fianco di Pjanic quando Matuidi serve Douglas Costa verso la linea di fondo. Di là farà fatica ad arrivare in area. 



Sicché soltanto un errore della coppia Koulibaly-Mario Rui consentirà a CR7 di segnare, malgrado l’inferiorità numerica evidente in cui versava il bianconero.