E se avesse ragione Allegri? Che qui e ora, seppur in Svezia, una nuova Juve è stata ed è possibile. E se avesse ragione Allegri, ancora? Che tutto quel che abbiamo visto, dall'inizio della rimonta dell'Udinese fino al gol di Koulibaly, e in mezzo il disastro Empoli, era solo allucinazione da sveglia prematura, quando apri gli occhi perché devi e non perché sei esattamente pronto. Non una giustificazione, ma una spiegazione. Un modo per dire - e soprattutto per dirsi - che dal fuoco delle difficoltà si salta in avanti, come uno spettacolo circense. Le piccole ustioni fanno parte del percorso, il risultato dipende però da tutto quello che resiste alla paura del momento. 

ADESSO SOLIDI - La bravura della Juve non è stata segnare 3 gol al Malmo: non è esattamente un'impresa fuori dal normale. La bravura della Juve è stata essere compatta, scivolare per bene tra le due fasi - il modulo cambiava come le scale di Hogwarts, dal 3-5-2 al 4-4-2 -, sostituire quell'impermeabilità che aveva attraversato un'intera era bianconera con l'attenzione massima e la cura del dettaglio. Dove non arriva (più) il talento, può sempre arrivare l'organizzazione. Questo sembra voler raccontare Allegri, che non dispensa sorrisi ma sguardi solidi: la Juve aveva preso gol in tutti i sette incontri con cui ha iniziato la sua stagione. Dal 2 marzo non terminava a reti inviolate. Cosa c'è da aggiungere? Semmai, c'è da aggiustare. 

UNA NUOVA STAGIONE - Dal ritorno di un bunker, o comunque di una camera di protezione, la Juve è più libera di testa e in grado di sfruttare la proposta di gioco che in realtà non è mai mancata, se non contro l'Empoli e parzialmente per scelta al Maradona. Non c'è Cristiano ma ci sono mille soluzioni: Dybala ne porta svariate, i movimenti di Morata sono tracce scritte per i compagni. Persino Kean, nell'abbondante quarto d'ora in campo, ha dettato la profondità tre volte e per tre volte ha rischiato di cambiare la sua prima settimana dal ritorno alla Juventus. Valga quel che valga, e l'avversario vale poco, la vittoria invece tanto: ma è una serata che dà morale, fiducia, futuro. No, non c'erano giocatori bianchi come quel pallone. E no, non ci sono stati ragazzi con la paura di affrontare il Malmo. Qualcosa può esser cambiato: oltre gli errori di Szczesny, c'è una squadra tutta ancora da valutare.