Un gol che è una liberazione, un gol che è un gioiello. La Joya torna a sorridere, 87 giorni dopo l'ultima volta che è sceso in campo, era il 10 gennaio e di fronte c'era il Sassuolo. Lì è iniziato il calvario, l'ennesimo di questa stagione, con quei 20 giorni di stop che sono diventati quasi tre mesi, quelli decisivi. Per lui e per la Juve, che del suo numero 10 ha dovuto fare a meno, nelle rotazioni e da titolare, in campionato e in Champions League, uscendo malamente dalla seconda e perdendo il treno scudetto nel primo. Eh, quanto sarebbe servito. Eh, quanto è mancato, soprattutto. 

'MAI AVUTO' - Pirlo non l'ha mai avuto praticamente e forse questo è l'alibi più grande. In una Juve che si perde e mostra errori visti a ottobre, ammissibili allora non oggi, è mancato un 10 in campo, quello con quel talento lì, unico, a creare spazi e superiorità, a decidere le partite. Anche e spesso con le piccole, il vero ostacolo di una squadra che per atteggiamento, limiti, motivazioni, risorse, proprio con le ultime ha lasciato per strada 12 punti. Quei 12 punti che la separano dall'Inter: ne sarebbero bastati 7 o 8 per essere ancora lì, a ridosso, a mettere paura. Non è andata così e la Juve ora si gioca la sua mini stagione di 10 partite (9 in Serie A più la Coppa Italia), in cui va a caccia di se stessa. Della Champions sì, ma soprattutto delle proprie certezze e di conferme: Dybala, Pirlo, Ronaldo. Nomi pesanti, tutti sul piatto in questo finale. Ripartendo da qui.

4 MINUTI - Gli sono bastati 4' per segnare e togliersi un peso fatto di polemiche, contratti da firmare e un festino in zona rossa (cena, sostiene lui), da condannare come è normale che sia. Però un gol alla sua maniera (aaah, quel girello) che dà un colpo di spugna, che fa ripartire. Poi l'urlo, forte, la mano che batte sul petto, forte, e un sorriso, enorme, misto a commozione. Abbracciato da tutti, dai compagni in campo alla panchina corsa in campo, poi la dedica speciale: "Feliz cumple Mami", con il solito bacio lassù. Dybala è un giocatore romantico, di quelli che fanno innamorare, che lasciare andare è difficile. Ma non è solo questo: è prezioso davvero, un vero gioiello, su cui la Juve dovrà ragionare a lungo e magari decidere di non liberarsene.