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A Torino si accede il caso Dybala. L'argentino è rimasto in panchina per tutta la gara contro il Crotone. O meglio: si è alzato, si è riscaldato, era pronto a entrare ma non è mai più subentrato (l'espulsione di Chiesa ha cambiato i piani di Pirlo). Copia e incolla di quello che era successo all'Olimpico contro la Roma. E ora è una furia. Ce l'ha con l'allenatore che se l'ha portato prima a Roma poi a Crotone senza mai farlo giocare, con la dirigenza perché da mesi si sta trattando un rinnovo senza mai arrivare alla fumata bianca. 

TRATTATIVA - Il contratto dell'argentino, in scadenza nel 2022, è una delle priorità in casa Juve, i contatti con l'agente del giocatore sono iniziati prima del lockdown per poi bloccarsi a causa dell'emergenza Covid. Da quando è stato possibile riprende una vita semi-normale si è riaperta la trattativa tra le parti, senza però mai trovare un accordo definitivo fino alla frenata di qualche mese fa. Antun (agente di Dybala) si aspettava una chiamata a fine mercato per sedersi a tavolino, ma dalla Juve non si è fatto sentire nessuno.

CAPRICCI - Su una cosa però c'è accordo totale: Dybala vuole la Juve e la Juve vuole Dybala. Avanti insieme, quindi. Sembrerebbe facile messa così, ma l'argentino ha posto delle condizioni: un ruolo centrale nel nuovo progetto, e soprattutto un ingaggio da circa 10 milioni di euro all'anno. La sensazione è che le cose si stiano trascinando troppo per le lunghe: l'attaccante non è nuovo a questi "capricci" e a 26 anni sembra si sia impuntato con la società che anni fa ha puntato su di lui prendendolo dal Palermo quando era poco più che un ragazzino. A Paulo non è andato giù il trattamento dell'anno scorso, quando la società l'aveva praticamente scaricato salvo poi ritrovarselo ancora in squadra. Lui voleva rimanere e alla fine ha avuto ragione, ma ora non è il momento di tirare la corda e bisogna arrivare presto a una soluzione finale. Che sia rinnovo o cessione. Per il bene della Juve, e degli juventini.