Più vicina all’inferno dei disperati che non al paradiso dei papabili, la Juventus addolora i suoi tifosi. La frase di Allegri - “Ci credevamo forti ma non lo siamo” - ha il sapore acido della resa. Certamente arriverà il mercato e la società provvederà a inventarsi qualche mossa, ma realisticamente si tratterà del classico brodino che può rinfrancare il malato senza tuttavia risolvere la situazione in maniera radicale. Per i bianconeri e il loro popolo sarà una stagione parecchio tribolata.

Da tempo vado sostenendo che le cause di questa situazione di stallo la quale sembra tendere a trasformarsi in una vera e propria crisi va ricercata a monte e quindi in tutti quegli errori commessi nel corso degli ultimi due anni da chi governa la società. Una considerazione che, però, sembra lasciare il tempo che trova senza che nessuno degli interessati appaia disposto a fare ammenda e magari anche a tirarsi da parte. Sicché, insistere con il teorema della “piazza pulita” non ha alcun senso ed è soltanto una inutile perdita di tempo.

Rileggendo la storia della Juventus per intero salta all’occhio essere questa la seconda volta che un campionato risulta essere così tribolato per la squadra bianconera. L’attuale situazione, infatti, è sovrapponibile a quella già vissuta esattamente sessant’anni fa nel corso della stagione 1961-’62. Il presidente, allora, era Umberto Agnelli vero il padre di Andrea. Boniperti aveva appena smesso con il calcio giocato. Il gigante Charles si era rotto un ginocchio, la difesa si era impoverita con la partenza di Cervato destinazione Spal. Erano arrivati in due. Il portiere Anzolin e l’attaccante Zigoni. Toccava a Omar Sivori doversi caricare il fardello sulle spalle. Un poco quel che accade oggi a Dybala. Anche sulla panchina c’era confusione. Un allenatore, Korostolev, e un direttore tecnico, lo svedese Gunnar Green ex fior di giocatore, il quale dopo le prime giornate fallimentari lasciò tutto per tornare nel suo Paese. Venne chiamato in tutta fretta Carlo Parola al suo posto il quale la prima cosa che fece fu quella di litigare con il mister ufficiale. Una pena in campionato e, paradossalmente, buoni risultati in Coppa dei Campioni. Storico il successo della Juventus al Bernabeu quando batté il Real con rete di Sivori. Stesso risultato a Torino, ma per i madridisti. Lo spareggio al Parco dei Principi di Parigi si rivelò un furto ai danni dei bianconeri. Tre a uno per gli spagnoli e il sogno andò in frantumi.

Proseguì, invece, l’incubo in campionato dove la Juventus si trovò invischiata nella zona retrocessione e riuscì a salvarsi per il classico rotto della cuffia. A fine stagione Umberto Agnelli, deluso, passò la mano a Vittore Catella. Arrivarono Del Sol dal Real e Salvadore dal Milan. In panchina venne chiamato il brasiliano Amaral. La convalescenza fu lunga ma almeno quell’anno la Juve vinse la prima Coppa delle Fiere risalendo poco a poco la china per tornare ad essere la regina con il ritorno di Boniperti nel ruolo di presidente. Ciò che potrebbe accadere se qualcuno, oggi, ammettesse che il suo tempo è scaduto e che l’arrivo di Platini e di Del Piero sarebbe cosa buona e giusta.