La puzza sotto il naso è uno stravagante atteggiamento che colpisce colui o colei che presume di sapere già come va a finire. Oppure come si devono prendere le distanze da esperienze talmente usuali, da non avere la benchè minima supposizione della sorpresa. Oppure infine come ravvivare la novità a tutti i costi, di fronte all'usanza di primeggiare.  Si perde così il vero senso della vita; per meglio dire, si butta nel bidone del non recuperabile il semplice, quasi bambinesco piacere di essere felici. E tutto per sembrare importanti, impegnati, non banali. Avrebbe esclamato la mai tanto compianta Anna Marchesini: “Importanti? Ma de chè?”.

Dove voglio arrivare, si chiederà qualcuno dei miei 25 lettori (non sono il primo ad usare tale accezione, pare che anche Manzoni ne facesse uso ne I Promessi Sposi). Presto svelato l'arcano. Vorrei sapere quale tifoseria, nella nottata che segue una vittoria di Supercoppa, non scenderebbe in piazza per ritrovarsi a condividere un obiettivo scritto nella storia e di cui andare fieri. Tutte, tranne una, quella affetta da sindrome da “puzza sotto il naso”. Festeggiare una “portaombrelli” di seconda categoria, ideata per fare una finale in più a scopo di lucro? Vincere la quale pare di gran lunga un atto dovuto alla superiorità tout-court, come da DNA. Perchè allora sprecare tempo al plauso di un trofeo che è solo il tramite per altri trionfi?

Così non si festeggia niente, neanche il trofeo in oggetto, correndo il rischio di restare scontenti pure del resto che la stagione ci può riservare (e non voglia il Cielo di essere una cassandra a buon mercato). Non avendo imparato nulla dalle esperienze passate, mi pare che si torni a scimiottare le prime comunità cristiane, quelle contro cui Paolo di Tarso si scagliava con parole di fuoco: “Fra voi c'è chi dice di essere di Cefa o chi di Paolo o chi di Barnaba. Ma io vi dico che siete di Cristo, unico per tutti”. Quale somiglianza con gli juventini (lo saranno davvero?) che passano il tempo a dichiararsi di Conte e non di Allegri, di Allegri e non di Conte, né dell'uno né dell'altro, ma di Zeman (qualcuno c'è stiamone pur certi).

Che razza di tifoseria, quella bianconera. Senza scomodare il Nuovo Testamento, mi pare la figura sbiadita della composizione in correnti della vecchia D.C. Prima Repubblica, prima di Calciopoli. Nemmeno il giorno dopo una grande vittoria, che pone fine ad una serie troppo lunga di insuccessi in questa Supercoppa, che sempre una coppa è, il popolo a strisce bianche e nere ha una quiete momentanea. Le tastiere si fondono dal calore prodotto da migliaia, milioni di dita che elaborano nervosamente il dissenso del proprietario. “Giochiamo male” “Non c'è gioco” “Non chiudiamo le partite” e chi più ne ha più ne metta, “Allegri vattene”. Allegri, la senti questa voce? Vattene. Sembra veramente il tentativo allargato di prendere le distanze da un momento che non si ricorda a memoria di tifoso e che chissà quanto durerà e quando lo dovremo ricordare. Se non si attinge alla citata “puzza sotto il naso” si cade nella banalità. Banali noi? Non sia mai.

Che tifoseria. La peggiore sulla faccia della terra. Per i meno giovani, pare rammentare un Carosello in cui una famiglia entrava in un negozio di elettrodomestici e faceva letteralmente ammattire il commesso che sbottava con un: “Lei, signore, è incontentabile”. Il signore in questione si girava di scatto esclamando: “ Sempre!”. Eccola qui la descrizione più consona a  questa gente in bianconero. Gente alla quale appartengo, nel bene e nel male, nella gioia e nella delusione, anche quando l'esercizio della puzza sotto il naso è ai massimi livelli. Ma che rabbia e che voglia di usare le mani, certo non per  digitare sul computer.

Un altro campionato, che barba. Tutta colpa del basso livello del calcio italiano. Magari un'altra Coppa Italia e che ce ne facciamo? La Coppa dalle grandi orecchie, quella sì. Per quella faremmo carte false. Anzi no: deve essere vinta dominando, impartendo una lezione di gioco, con almeno 3 reti, altrimenti si ritornerebbe a criticare la prestazione, il non gioco, l'allenatore che ha una Ferrari e non sa  guidare ed avanti così con i luoghi comuni. Anche dopo una finale di Champions vinta, perché certi “soloni” di calcio ne capiscono e sono esteti prima che tifosi. Ma  fatemi il piacere, esteti di questa cippalippa.  Chissà dove eravate quando abbiamo atteso il fischio d'inizio di Juventus – Vicenza, all'Olimpico nel  “settembre nero” del 2006, reduci dalla trasferta di Rimini.

Dio salvi la...Signora, da questi puzzosi. Sotto il naso, ben inteso.