È arrivato Matthijs de Ligt. Non per Cristiano Ronaldo ma per Maurizio Sarri. In questi due rapidi passaggi si può capire molto del De Ligt pensiero. Il difensore olandese non vede l'ora di giocare con Ronaldo, come con Gigi Buffon o Giorgio Chiellini. Ma non è qui per nessuno di loro, è qui per sé stesso: quel saluto di CR7 in Nations League ha fatto il giro del mondo, ma De Ligt aveva già deciso, o almeno è così che ha spiegato in conferenza stampa. Ed è arrivato alla Juve perché questa è la squadra migliore possibile per sé in questo momento, per continuare a crescere e diventare qui il migliore al mondo. È qui per diventare un Ronaldo della difesa insomma, non perché ci fosse lui o glielo avesse chiesto lui. Mica male per un ragazzo di 19 anni, d'altronde Mino Raiola lo aveva detto: ha la personalità di Nedved e l'ambizione di Ibrahimovic. È arrivato ed è qui per sé De Ligt. Che pure ha dimostrato di conoscere bene come entrare subito nel cuore dei suoi tifosi, celebrando Fabio Cannavaro e ricordando il 4 di Paolo Montero. Sì, personalità e ambizione non gli mancano di certo.

FATTORE SARRI – De Ligt è qui per sé. E dove non è arrivato Ronaldo c'è già Maurizio Sarri. Ecco, per lui sì che è arrivato alla Juve. Lanciando un altro bel messaggio, forte e chiaro, diretto a tutti coloro che ritenevano Sarri un down-grade rispetto alla storia bianconera, fermandosi all'apparenza di tuta e sigarette, contestando i suoi modi di fare e i modi di dire. Ha confermato quella telefonata, ha spiegato come sia già pronto per il suo calcio. Fatto di possesso palla e mentalità offensiva, ma anche di grande organizzazione difensiva. De Ligt è qui per Sarri. Alla faccia di chi pensava che con Sarri in panchina la Juve avrebbe perso fascino anche sul mercato: niente di più sbagliato. Ronaldo si è convinto in due ore sul suo yacht in Costa Azzurro, a De Ligt è bastata una telefonata dopo aver visto giocare Napoli e Chelsea. Può piacere o non piacere. A Ronaldo è piaciuto. E pure a De Ligt. Che è qui, anche, per lui.