Un cantastorie. Tale si definisce Stefano Bedeschi, ed infatti quello è. Antesignano dei moderni Buffa, Marani, Porrà e operativo sul web dai primi anni di internet, si è fatto conoscere al mondo juventino proprio attraverso i suoi racconti bianconeri raccolti in un blog chiamato appunto “il Pallone racconta” (www.ilpalloneracconta.blogspot.com). Un baule dei ricordi, lo ha definito Bedeschi stesso, dal quale estrarre ogni volta una storia diversa, su una partita, un calciatore, un allenatore della Juventus (e non solo). Se ami la Signora e ti piace il calcio, lì dentro trovi davvero di tutto. 
C’è pure la storia (breve) di Helmut Haller, indimenticabile mezzala teutonica degli Anni '60 e primi '70 di Bologna e Juventus, indiscutibile top player dell’epoca, al quale adesso Bedeschi ha voluto dedicare un libro intero. Anzi, direi proprio un librone di 265 pagine ricco di foto inedite, pubblicato dalle edizioni Boopen ed acquistabile solo online (www.boopen.it), con un titolo che riprende una delle frasi celebri di Helmut nel suo italiano sincopato: “Tu non chiama, io vedo e ti dà”. Frase che sintetizza il suo calcio, fatto di estrosità, velocità ed intelligenza. 
Bedeschi ci racconta Haller in prima persona, incarnando il personaggio ed entrando nei suoi pensieri e nelle emozioni di uomo schietto, sincero, a volte scontroso ma buono. Uno che non giocava a pallone per i soldi ma per il piacere di farlo ed essere felice, dopo aver provato la povertà e il significato vero del sacrificio per poter vivere.
Il libro è un lungo racconto romanzato della vita di questo astro del calcio tedesco, da quando gli amichetti lo soprannominavano Hemad (lo smilzo) e giocava con loro per strada a piedi nudi con una palla di stoffa, fino al giorno in cui il figlio Jurgen e la figlia Karin, insieme al presidente dell’Augsburg (sua prima squadra) Klaus Hofmann, inaugurarono davanti allo stadio cittadino la statua a lui dedicata. Settantatré anni narrati con la semplicità e la vivacità proprie del cantastorie, capace di appassionare e coinvolgere, con tutti quei particolari e quegli aneddoti che solo un ricercatore attento e scrupoloso può andare a pescare, tra ritagli di riviste e altri libri sul calcio, e poi raccontare come una favola. 
Tipo quello sul pallone della finale mondiale di Wembley ’66, trafugato da Haller con assoluta nonchalance, nascosto poi nel cestino delle maglie sporche nello spogliatoio della Nazionale, messo in valigia, portato in Germania e restituito solo 30 anni dopo, con un’avventura da film tutta da leggere. 
Ma non è l’unica storiella, perché Haller offriva continuamente spunti ai giornalisti dell’epoca: dalla rivalità con Nielsen ai bisticci con Bernardini, le multe salate che non voleva pagare per qualche dichiarazione di troppo rilasciata ai quotidiani di allora o per una cena esagerata a casa di Heriberto Herrera, i dissapori con la tifoseria del Bologna finiti quasi in linciaggio, le seratine proibite al night e la marcatura stretta della moglie Waltraud, l’amicizia con l’Avvocato, la volta che a Magdeburgo si finse interprete di Altafini e i retroscena prima della finale di Belgrado contro l’invincibile Ajax di Cruijff. Bedeschi le racconta tutte, come se gliele avesse rivelate personalmente Haller, talmente sono ricche di dettagli e particolari. 
La storia è lunga ma non vi annoierà
. E chi, come il sottoscritto, il grande Helmut lo vide giocare e ne ammirò il suo calcio, proverà piacere e nostalgia nel leggerla.