Rassegnazione. La Juve non perde, crolla. A Stamford Bridge subisce la seconda peggior sconfitta della sua storia nella massima competizione europea in termini di punteggio e vive una serata da incubo. Tiene botta per una cinquantina di minuti, fa quello che vuole fare e quasi riesce nel piano partita, tenendo la gara in bilico fino alla mezz'ora finale, fino all'ingresso di Paulo Dybala, poi in 3' rovina tutto. Un blackout pesante: prende due gol e non si rialza più. I soliti problemi di una squadra che da due o tre anni sbanda senza sapere perché, si spegne come mai era successo alle Juventus di Allegri, tutte testa e concentrazione. Oggi, però, a questo si aggiunge un problema in più, che si racconta in due parole: rassegnazione e superficialità.

COSE' E' PEGGIO - Sì, perché se si analizzano le parole del prepartita e anche qualcuna dal post emerge chiaramente la sensazione di una Juve a cui questa partita sembrava interessare relativamente, con l'aggravante che queste frasi sono arrivate per la maggior parte prima del fischio d'inizio. Lo dice Nedved: "Il pensiero della società è che vale il passaggio del turno e siamo passati. Non so se il primo posto sarà fondamentale, l'importante è il passaggio del turno". Lo ribadisce Allegri: "La sensazione è bella, stasera sarà una bella gara e ci giochiamo il primo posto nel girone con i campioni d'Europa. Tanto poi in Champions primo o secondo posto conta relativamente". E anche Cuadrado parla di partite importanti che verranno e di questa come una tra le tante, quasi poco utile per una Juve che ha già passato il turno con due giornate d'anticipo. Primo posto? Sì, ma alla fine non è così importante. Vittoria o pareggio? Forse, alla fine è una bella serata, una prestigiosa attraverso cui migliorarsi. E il risultato passa in secondo piano. Ecco, per una società che fa del "vincere è l'unica cosa che conta" il suo slogan, che nella sua storia ha sempre affrontato ogni partita per vincerla, che si pone ogni anno (almeno a parole e pubblicamente) l'obiettivo di arrivare in fondo ad ogni competizione questo non è un approccio ammissibile. Non c'è una partita che valga meno delle altre, che possa essere anche minimamente snobbata, meno che mai una notte di Champions a Stamford Bridge contro i campioni in carica. Un senso di svagatezza - i tifosi sui social ironizzano parlando di una squadra in gita scolastica - e forse anche di sfiducia nei propri mezzi di fronte al Chelsea Campione d'Europa in casa propria che la Juve non può permettersi, almeno non così limpidamente. Un atteggiamento non da Juve, parole e pensieri che la Juventus non ha mai trasmesso nel suo ciclo vincente, a maggior ragione Allegri in panchina, e che in questo caso sono arrivati forti alla squadra. Che se fosse un modo per abbassare la tensione? Beh, certamente quello sbagliato. La Juve, questa Juve, può legittimamente perdere contro un Chelsea più forte nell'organico, nelle idee e nella fiducia, ma non può farlo così, rinunciando a giocare la partita, quasi snobbandola. Se la sconfitta è da dimenticare, questo mood - per dirla all'inglese - è anche peggio e deve essere archiviato il prima possibile, perché la Juve quello l'ha ben immagazzinato, rappresentato e riproposto sul campo ieri sera. Senza voglia, cattiveria e anima, rassegnata alla forza dell'avversario e ai mezzi propri non sufficienti. Raramente si è vista così vuota.