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L’acquisto-fast di Vlahovic nella finestra mercantile di gennaio, solitamente poco utilizzata dalle parti della Continassa per fare grandi colpi, sta ad informare i naviganti che Madama non è morta, e che a Torino se decidono di comprarsi uno degli attaccanti più forti in circolazione lo fanno. Anche se è costato circa 90 milioni e sentirsi poi accusare di fare spese scandalose, avendo un rosso in bilancio di 209.

Se è per questo, l’Inter campione d’Italia detiene pure il record di perdite (243 milioni) ha emesso pure 2 bond – l’ultimo a tasso d’interesse altissimo – eppure è attiva sul mercato pure lei. La Juventus, almeno, sta utilizzando soldi suoi e non di terzi, e quindi ne fa ciò che vuole, senza renderne conto a nessuno. Anche se adesso sono in tanti a domandarsi come faccia a permettersi Vlahovic un club così indebitato.

Semplice: perché, grazie all’ultimo aumento di capitale da 400 milioni sottoscritto da Exor e azionisti (pure il sottoscritto ha fatto la sua parte), quei debiti non li ha più. Questo non significa che la società è tornata a godere di ottima salute, però è almeno uscita dalla terapia intensiva. L’importante sarà attuare d’ora in poi scelte sostenibili dal proprio bilancio.

Potrà sembrare stano, ma pure quella di Vlahovic lo è, perché va considerato come un investimento a lungo termine, su un giocatore giovane (22 anni appena compiuti) e in fase ascendente – quindi potenzialmente vendibile, in futuro, ad un prezzo superiore a quello pagato oggi – e il cui costo verrà ammortizzato nel prossimo quinquennio. Non solo: i 75 milioni sono stati prelevati dall’accantonamento già previsto dall’aumento di capitale, proprio per consentire al club acquisti ora o in estate.

Non faccio di mestiere l’economista, tanto meno il revisore dei conti, però da quel poco che ho imparato in questi anni occupandomi anche di acquisti e cessioni, una spesa come quella appena fatta dalla Juventus andrà a pesare sul bilancio di quest’anno per circa 8 milioni d’ammortamento, e su un buco stimabile l’anno prossimo di 130 milioni non sarà di certo questa cifra a fare la differenza.

Inoltre è stato lasciata partire una “sanguisuga” come Cristiano Ronaldo, comportando in un colpo solo un risparmio dei costi (tra stipendio e ammortamenti) vicina ai 90 milioni. E i budget già stanziati per pagare, a rate, Chiesa e Locatelli sono già stati riassorbiti dalla ricapitalizzazione.

Ora ovviamente si spera che, proprio col contributo di gol di Vlahovic, la Juventus possa davvero assicurarsi un posto Champions pure nella prossima stagione, in grado così di garantirle altre entrate sicure, e magari rimpinguare pure quelle che sta incassando dalla Uefa nell’edizione in corso, superando il Villarreal negli ottavi. È un rischio, certo, ma il centravanti serbo è stato preso a gennaio anche per questo, considerando la perdita di Chiesa e la scarsa prolificità dell’attuale reparto offensivo bianconero.

Detto ciò, l’attuale management bianconero – criticato fino all’altro ieri - non è improvvisamente diventato bravissimo e fantastico, anche perché ha solo prelevato dalla cassa i soldi necessari per l’acquisto di Vlahovic ed è andato a consegnarli a Commisso, superando tra l’altro l’offerta fatta dall’Arsenal alla Fiorentina. In sintesi, Vlahovic lo ha strapagato, calcolando oltre ai 70 milioni base gli 11.6 per contributo di solidarietà e commissioni e i circa 10 di bonus, nel caso venissero (si spera) centrati determinati obiettivi.

Il difficile per la dirigenza viene ora: dovrà essere brava a liberarsi degli esuberi e dei giocatori mediocri presenti in rosa, incassare dei soldi e sostituirli con altri di qualità superiore, così da rendere di nuovo la Juventus competitiva. Se ci riuscirà, allora si che meriterà una standing ovation.