Dopo la doppietta negativa in Champions e campionato, non si respira di certo una bella aria alla Continassa. E non serve Sherlock Holmes per scoprirlo, tutto è molto evidente: da ciò che si è visto accadere in campo (e fuori campo) la scorsa settimana, al silenzio tombale successivo, praticamente ad ogni livello. Aria spessa, dappertutto.

A cominciare dalla squadra. Per esempio, tra Leo Bonucci e Max Allegri il barometro è tornato a segnare tempesta, come già accaduto in Juve-Palermo del 2017 (quella del famoso “stai zitto, testa di...” e successivo faccia a faccia durissimo tra i due nello spogliatoio, sfociato poi nello sgabello di Oporto) e  - sempre in quella stagione - la lite a Cardiff, durante l’intervallo della finale. Adesso ci risiamo di nuovo, e la panchina di Monza è stata solo la punta dell’iceberg. Bastava osservare la faccia di Bonny ogni volta che la telecamera di DAZN lo inquadrava per dedurre che quell’esclusione inaspettata non era stata affatto il frutto di una “scelta tecnica” ma di qualcos’altro, ossia dell’ennesimo diverbio tra capitano e allenatore. Più che normale quando tutto gira storto e i punti di vista non coincidano.

Bonucci non è stato l’unico ad andare in rotta di collisione col tecnico, anche Di Maria non pare andarci troppo d’accordo. Soprattutto da dopo il suo affrettato recupero nella gara di Firenze, dove il giocatore si è trovato ad essere titolare senza avere ancora del tutto smaltito il problema all’adduttore, cui ha fatto poi seguito l’inevitabile ricaduta che gli impedì di giocare in Champions contro gli ex compagni del Psg. Gara a cui il Fideo teneva, come del resto a tutto quelle di Coppa. 

Lo si era infatti rivisto in campo (seppur per uno spezzone) col Benfica, terminata con lui che cercava di capire con Milik il perché della sostituzione del polacco (migliore in campo fino a quel momento). Il tutto con inequivocabili espressioni di insofferenza nei confronti dell’allenatore. Da qui si deduce l’eccessivo nervosismo manifestato in campo col Monza, che lo ha portato all’inutile reazione su Izzo e, da lì, all’espulsione. Quando ti girano, e non solo per la marcatura asfissiante di un difensore, il comportamento diventa consequenziale. Uno scatto d’ira che ora priverà la Juve della presenza di Di Maria per le prossime 2 gare di campionato, con Bologna e Milan.

Bonucci e Di Maria non sono però gli unici ad avercela con l’allenatore. Potremmo aggiungerci pure Locatelli, che ha appreso dalla “conversazione” di Allegri con Sconcerti, pubblicata sul Corriere e sfuggita al controllo della comunicazione Juve, di non essere più una prima scelta dell’allenatore. Gli avrà fatto piacere? Non credo. Così come Cuadrado, che ha letto di non essere più in grado di fare la doppia fase (difesa/attacco) per motivi anagrafici. Il Panita è già in tensione con la società per la vicenda rinnovo, adesso è venuto pure a sapere da un giornale che l’allenatore lo considera vecchio. Contento? Penso di no. Così come non lo saranno nemmeno tutti gli altri componenti della rosa, accusati a vario titolo di non essere capaci ad improvvisare, ma solo ad eseguire il compitino assegnatogli. Perché – aggiungiamo noi – o non ne sono capaci, oppure non ne hanno voglia.

La ragione, come sempre, non sta mai solo da una parte e anche Allegri avrà la sua per pensare e affermare certe cose, ma se già a fine settembre il clima all’interno dello spogliatoio è già così esplosivo, le performance della squadra non potranno che ulteriormente peggiorare. Anche perché l’impressione è che l’allenatore abbia perso il controllo e non sappia come riparare al disastro. Per giunta, con lo spogliatoio messosi di traverso. Ma lui tiene la posizione e la società non lo esonera, non potendo permettersi di pagare lui e un sostituto.  

Auguri.