Ronaldo out. Non è un nuovo hashtag, ma quanto annunciato da Sarri per Bergamo: Cristiano non ci sarà. Non ha risolto il fastidio al ginocchio e quindi resterà alla Continassa, a curarsi. Cosa che, come avevo già scritto, avrebbe dovuto fare fin da dopo la gara col Milan, anziché sottoporsi al doppio impegno con la Nazionale, che ha significato – oltre ai 180 minuti giocati – 3 viaggi e altri allenamenti no stop. Accumuli di stress che non hanno di certo giovato al suo ginocchio.

Niente da fare, quel testone di Ronaldo non ha voluto saperne, rispondendo così alla convocazione del CT Fernando Santos. Suo complice in questa storia di vicendevoli incaponimenti, causa una qualificazione ad Euro 2020 assolutamente da centrare da parte della seleçao lusitana, campione continentale in carica.

Adesso, però, a pagarne le conseguenze è la Juventus, il club che stipendia Ronaldo con 30 cucchi l’anno, e che ora si ritrova a non poter disporre del suo miglior giocatore in una gara delicata nell’economia del campionato. Perché se si pareggia, o malauguratamente si perde, Conte potrebbe scavallare la Juve in classifica. Per carità, a Mosca e col Milan la squadra ha vinto proprio quando CR7 è uscito, ma tra avercelo e non avercelo io scelgo sempre la prima opzione. A patto che Ronaldo stia bene. Fosse rimasto a fare terapie in questi ultimi 10 giorni, a Bergamo ci sarebbe stato sicuro. Ha preferito andare a giocare contro Estonia e Lussemburgo, nazionali che il Portogallo avrebbe potuto battere anche senza Ronaldo. Il quale ha pure confessato allo staff medico bianconero di aver accusato maggiormente il problema nella seconda partita. Ciò nonostante è rimasto in campo per 92 minuti. Testone due volte!

Vero che lui è una macchina perfetta, curata in ogni minimo particolare e in grado di sapersi gestire al meglio, però dovrebbe prendere coscienza del fatto che, a quasi 35 anni (li compirà a febbraio), qualche acciacchino è normale metterlo in conto. E se si ostina a giocare, anziché curarsi, i fastidi potrebbero trasformarsi in problemi, e magari in stop forzati. Più o meno lunghi. Alla Juve, dove la testa la usano, adesso gli hanno imposto di fermarsi, proprio per non peggiorare le cose. Perché Ronaldo, fin quando resterà a Torino, è un patrimonio della Juventus, da tutelare al meglio.

E qui, purtroppo, mi tocca prendere in considerazione ciò che non vorrei, ovvero le notizie che stanno arrivando ultimamente dalla Spagna e che parlano di un possibile addio anticipato di CR7 a giugno, nel caso la Juve non riuscisse a vincere sta benedetta Champions League. L’ha sparata il Chiringuito de Jugones, trasmissione tv spagnola dove lavora Edoardo Aguirre, tanto amico di Ronaldo da venirlo persino a trovare in Italia: di recente ha partecipato, con Cristiano e Giorgina, alla tartufata nell’albese nel week-end in cui CR7 saltò la trasferta di Lecce.

Ronaldo qualche confidenza ad Edu gliela avrà fatta, oppure qualcuno lì dove lavora Aguirre ha trasformato una battuta fatta da Cristiano in una news in grado di fargli salire gli ascolti (con i manipolatori ad arte delle notizie c’ho lavorato anch’io, quindi so come funziona). Ricordo solo che il Chiringuito fu tra i primi, due estati fa, a confermare il passaggio di Ronaldo dal Real alla Juve. Ecco quindi perché non sottovaluto del tutto ciò che esce da quella trasmissione. Quanto alla storia del trasloco alla Mandria, quello era previsto da tempo, la sistemazione in collina a Torino era temporanea fin dall'inizio.

Resto comunque convinto che la Juventus, con Elkann e Agnelli in testa, non si priverà a cuor leggero prima della scadenza del contratto di un giocatore in grado, da solo, di incrementargli il fatturato del 30%, oltre a migliorare e non di poco visibilità e immagine del brand bianconero nel mondo. Poi, però, di impossibile non esiste nulla. Che, a 35 anni suonati, al Manchester United gli assicurino i 30 milioni presi alla Juve ho dei dubbi. Così come non vedo Ronaldo pronto per la pensione dorata garantitagli dai Galaxy, da club arabi o cinesi. 

L’unico in grado di dirci come stanno realmente le cose è solo lui, Ronaldo. Parli. Oppure qualcuno glielo domandi, sempre sia consentito.