Siccome Pep Guardiola non arriverà alla Juventus, alla Continassa hanno deciso di costruirsi in proprio il loro Pep. L’esperimento si chiama Pirlo e alla Juve sono convinti possa avere buone possibilità di riuscita. Resta solo da capire in quanto tempo il Maestro sarà in grado di allenare la prima squadra: Guardiola ci mise un anno, magari accadrà lo stesso per  l’Andrea. Non credo infatti che Pirlo abbia accettato la proposta juventina di allenare la Under 23  soltanto per  iniziare a fare un po’ d’esperienza e poi, eventualmente, decidere sul futuro. Il Maestro, d’accordo con la società, sa già cosa vuole fare da grande, così come la Juventus non sta puntando a caso su di lui. Sembra tutto ben pianificato e studiato e le parole sue e di Agnelli lo confermano clamorosamente.

Aspettando l’Adrea, per la stagione 2020/21 la panchina resterà a Maurizio Sarri, perché – come ha ricordato lui stesso – ha un contratto. Tra l’atro, fino a giugno 2022, ed ha intenzione di rispettarlo. Fino alla Fine. A meno che Madama non lo paghi lo stesso, anche da esonerato. Lo ha già fatto con Allegri, potrebbe rifarlo con Sarri. Altro tecnico che divide tifoseria e dirigenza. Da quel che sono riuscito a carpire, agli Elkann (ovvero, la proprietà) non piace granché. Questo significa che la conquista del più scialbo scudetto degli ultimi 9, quello vinto per inerzia e autodistruzione degli inseguitori, potrebbe anche non bastare per salvargli la panchina, nonostante nella reale casa sabauda  il tricolore resti il principale obiettivo di ogni stagione, quello che – dopo Calciopoli – alla Continassa pretendono di portare a casa ogni estate.

Un titolo vinto grazie ai 31 gol di CR7 e gli 11 di Dybala, non di certo per l’abilità dell’ex bancario di Figline, che riscuote scarso appeal pure all’interno dello spogliatoio. Vi ricordate una sola volta in cui un giocatore, dopo un gol, è andato ad abbracciarlo? Personalmente, mai. E dopo la conquista del 38° tricolore, a parte la schiumata sulla testa di Cuadrado, lo avete visto festeggiare con la squadra?  Non mi pare. Per carità, piccoli dettagli, indicativi però di una situazione non proprio idilliaca.

Circola voce che se la Juve dovesse uscire in Champions già col Lione, oppure dopo una brutta figura nei quarti contro City o Real, qualcosa in panchina potrebbe anche succedere. Perché uscire subito dalla UCL significa tanti soldi in meno nelle casse societarie, dove il portafoglio conta tanto quanto la sala trofei del JMuseum. Alla Continassa non si aspettano che Sarri torni da Lisbona (se ci andrà) con la Maledetta, ma almeno porti la squadra in semifinale. Dovesse vincerla, meglio ancora, e a quel punto la riconferma sarebbe inevitabile, seppur con tutti i suoi rischi.

Perché se c’è una cosa che Sarri ha palesato in modo evidente è quella di essere un corpo estraneo alla Juventus, voluto solo nel miraggio di un bel gioco, di un sarrismo modaiolo che non esiste se non nella testa di chi lo ha inventato. Pure al Chelsea hanno inizialmente creduto a questa favola, ma dopo appena una stagione lo hanno lasciato andare a Torino senza nemmeno versare una lacrima, preferendogli un emergente come l’ex figlioccio blues Lampard, con alle spalle un unico campionato di Championship col Derby County.  Stesso percorso potrebbe già essere stato tracciato alla Juve con Pirlo, triennale di Sarri permettendo.