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C’erano la prima volta, e c’erano (seppur non da primi attori) pure la seconda. Con Ventura e con Mancini. Parlo di Chiellini e Bonucci, i professori della difesa azzurra, presenti ad entrambe le disfatte mondiali della Nazionale italiana, alla quale adesso dovranno – a loro malincuore – dire addio. 

Con la Macedonia non si è usciti per colpa loro, sia chiaro, anche perché il loro contributo è stato minimo, se non addirittura nullo: Giorgio ha giocato gli ultimi 5 minuti di partita, Bonny non era nemmeno in panchina.  

Adesso entrambi dovranno concentrarsi solo ed esclusivamente sul finale di stagione della Juventus, il club che li paga e che ancora deve centrare la qualificazione alla prossima Champions e raggiungere, si spera, la finale di Coppa Italia. Cominciando dall’importante sfida di campionato contro l’Inter, sperando siano entrambi per quell’appuntamento abili e arruolabili, possibilmente senza portarsi appresso le scorie di questa nuova eliminazione azzurra.

Perché questa benedetta Nazionale, col play off da giocare e un biglietto per il Qatar ancora da staccare, ha ronzato nella loro testa da mesi e l’impressione da fuori – magari sbagliata – era che ad un certo punto ci tenessero più che alla Juve. Ripeto, magari non è stato così, però il dubbio a tanti è venuto. 

Che Chiellini volesse essere pronto per il dentro/fuori con la Macedonia lo si era capito da tempo, in modo nitido nell’ultima gara in bianconero con la Salernitana: 45 minuti giocati dal capitano con massimo impegno e applicazione, dopodiché la scelta – concordata con Allegri – di uscire alla fine del primo tempo, in modo da preservarsi in vista di Palermo. Dove si è riscaldato a lungo, già durante la prima frazione di partita (come col Villarreal), per poi entrare al 44°, con la quasi certezza di disputare i supplementari. Invece, appena entrato lui al posto di Mancini, ha segnato Trajkoski. Piano saltato.

Bonucci con la Salernitana non era stato nemmeno convocato perché non ancora al meglio, però la convocazione del CT l’aveva ricevuta ugualmente, nell’ottica di averlo a disposizione per la gara col Portogallo. Due giocatori a mezzo servizio, lui e Chiellini, ma che Mancini ha voluto lo stesso aggregare al gruppo, tale e tanta era la paura di non andare al Mondiale. 

Comprensibile che a 37 (Chiellini) e 34 anni (Bonucci) si desideri prendere parte all’ultimo mondiale della propria carriera, a patto non diventi l’obiettivo principale dell’intera stagione. Quello sul quale focalizzare preparazione e recupero fisico anche nel proprio club. Ritardare un rientro, non forzare troppo, in modo da essere pronti e al massimo dell’efficienza per la gara che conta con la Nazionale. Che tutti pensavano fosse col Portogallo, senza magari dare il giusto peso ad una Macedonia che già nella stagione Ventura gli azzurri non furono in grado di battere a Torino. 

Giorgio e Leonardo, sursum corda, consolatevi pensando che a fine mese il vostro stipendio arriverà comunque regolarmente, anche senza dover andare in Qatar, e non grazie alla Federazione ma a Madama Juve, che tanto bene vi vuole.