Non ho mai nutrito simpatie nei confronti del personaggio, stavolta però devo dare ragione a Sarri. Quando evidenzia la squalifica per 2 giornate appioppatagli dopo il diverbio con Saelemakers (prima) e l’arbitro Chiffi (nel tunnel dello spogliatoio) al termine di Milan-Lazio e gli zero – lo riscrivo, ZERO - provvedimenti disciplinari presi nei confronti dei giocatori dell’Inter per la mega rissa coi laziali sabato scorso, innescatasi subito dopo la rete del vantaggio dei padroni di casa segnata da Felipe Anderson. Qualcosa di già visto nel 2006 in Champions League, a Valencia, con protagonisti pure quella volta gli interisti. Di nuovo scene da far west generate da “futili motivi”:  il mancato fairplay dei giocatori della Lazio nei confronti di un avversario nerazzurro rimasto a terra. Anche se, il vero motivo è la sconfitta inattesa, l’aver perso dopo essere andati in vantaggio. Da qui la rabbia, e la voglia di sfogarsi e di menare le mani. 

Sarri paragona i due episodi e dice: “Per un dito minaccioso e una richiesta a Saelemakers di non prendermi per i fondelli, io sono stato squalificato. Sabato scorso ho assistito invece a mani addosso, mani a terra, e mi dicono pure uno sputo, che però non ho visto. A questo punto penso che il mio dito sia estremamente pericoloso”.  

Siccome non mi piace la cafonaggine in genere, non discolpo Sarri per i suoi atteggiamenti e le sue parole poco ortodosse pronunciate dopo la gara col Milan (dove, pure lì, Ibrahimovic scampò un rosso per il bullismo esercitato nei confronti di Lucas Leiva), condivido però in toto la sua legittima e giusta richiesta di equità disciplinare. Perché se un dito puntato con piglio aggressivo e qualche parolaccia meritano il cartellino rosso e due turni di stop, allora un giocatore che prende per il collo un avversario, lo fa cadere a terra, e un altro che lo insegue per tutto il campo, insultandolo e cercando lo scontro fisico, avrebbero meritato senz’altro l’immediata espulsione. Nello specifico, di Dumfries e Lautaro Martinez. Semplicemente ammoniti. 

Non essendo diffidati, saranno regolarmente presenti contro la Juventus.  Ricordando bene le gigantesche polemiche montate nelle stagioni pre Calciopoli  sulle “ammonizioni preventive”, quelle comminate ad hoc dalla supposta cupola arbitrale moggiana in modo da favorire la Juve, e che trovava proprio in casa interista i  principali sostenitori di questa tesi, oggi si potrebbero avanzare i medesimi sospetti dopo Lazio-Inter. 

Non lo farò, anche perché non credo a queste storielle (tra l’altro, proprio i processi di Calciopoli smentirono quella stramba teoria), ritengo però che sabato scorso all’Olimpico Dumfries e Lautaro l’abbiano scampata e che il direttore di gara abbia ecceduto in buonismo. Così come gli assistenti si siano guardati bene dall’intervenire e consigliare ad Irrati decisioni più severe. Al Var avranno pure visto quanto accaduto, ma in questo caso non erano loro a dover intervenire bensì coloro che in campo c’erano, e vedevano. Altrimenti, aboliamo del tutto i guardalinee e il quarto uomo se, oltre ad essere ormai superflui su fuorigioco e falli in genere, non possono nemmeno più segnalare all’arbitro ciò che gli sfugge.  

Grazie alle 500 telecamere presenti all’Olimpico, non è sfuggito nulla a noi che assistevamo attoniti, da casa, a quella rissa. E ci chiedevamo “cosa aspetta Irrati ad estrarre il rosso!”. Ce lo domandiamo ancora adesso, così come se lo chiede Sarri. Ma risposte non ne arrivano. Se n’è discusso solo nel post partita di sabato scorso, dopodiché attenzione, e polemiche, sono state dirottate sull’episodio del gol annullato/rigore dato di Juve-Roma, di cui si continua a parlare da giorni, e se ne parlerà ancora, come accade ancora per Turone. Così come del rigore non dato proprio all’Inter nel ’98, rispolverato  per l’ennesima volta da Moratti nell’imminenza di un nuovo Derby d’Italia. E guarda la combinazione, pure quel giorno ci fu una rissa. Un vizio. 

Intanto sulla deferenza arbitrale nei confronti dell’Inter, a Sassuolo come a Roma, si preferisce soprassedere. È già finito tutto nel dimenticatoio. Come le intercettazioni di Facchetti nel processo sportivo per Calciopoli. Un classico.