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Non è facile avere a che fare coi tifosi in genere, nel caso specifico con quelli juventini. Soprattutto dopo la diaspora intestina tra allegriani e anti Max. Una spaccatura netta, con forse (e sottolineo forse, perché non disponiamo di sondaggi precisi) i primi in leggero vantaggio sui secondi. Alla luce di questa frattura, qualsiasi cosa si scriva non va bene, perché calamiterà inevitabilmente gli strali di una delle due fazioni.

Com’è capitato al sottoscritto dopo la gara con la Lazio, a margine della quale mi sono permesso di fare i complimenti al tecnico livornese, dopo averlo seppellito per mesi sotto una montagna di critiche. Che, a mio parere, si era ampiamente meritato. Per il partito degli anti-allegriani era questa la prova della mia scarsa coerenza, nonché di un’opinione fluttuante, indice di assoluta mancanza di credibilità. E siccome sono pure un dichiarato tifoso della Madama, mi hanno cortesemente (per modo di dire) invitato a scendere dal carro.

Specifichiamo: il carro del tifo bianconero non ha padroni. Non c’è nessuno che detiene il diritto di stabilire chi far salire o scendere dal medesimo. Ed infatti il sottoscritto ci sta sopra anche quando deraglia, con però tutto il sacrosanto diritto di inveire contro lo scellerato guidatore. Che,nel nostro caso, si chiama appunto Massimiliano Allegri.  

Nei tre mesi di questa prima parte di stagione la Juventus ha collezionato più brutte figure che buone prestazioni, e i risultati parlano chiaro: terzo posto in campionato (dopo aver bazzicato tra l’8° e la 6° posizione) a 10 punti di distacco dalla capolista Napoli, e prematura eliminazione dalla Champions con 5 sconfitte su sei partite del girone. Se ad agosto ci avessero detto che alla sosta Mondiali la Juventus avrebbe prodotto questo risultato, avremmo sicuramente detto che sarebbe stato un disastro. E infatti tale è.

Al netto dei miglioramenti registrati nelle ultime partite. Che però ci sono stati e non possono essere ignorati: recupero di posizioni in campionato, migliore difesa del torneo con 6 clean- sheet nelle ultime 6 gare e ritorno alla vittoria negli scontri diretti (Inter e Lazio). Tutto questo non disponendo ancora a pieno regime di Chiesa e Di Maria, e con Pogba tutt’ora ai box. Altrettanto vanno anche registrati gli  evidenti  progressi fatti da Rabiot e Kean, per lungo tempo ritenuti - con cognizione di causa -  due pesi morti.

L’artefice di tutto ciò, così come dei disastri precedenti, è sempre lo stesso:  Allegri. Non si chiama incoerenza, ma obiettività. Lo faccio notare soprattutto agli anti allegriani a oltranza, ma anche agli Allegri-in, per i quali il tecnico labronico andrebbe elogiato, difeso e giustificato a prescindere. Aggiungo: non sono un adoratore di Allegri, ma se il pragmatismo del corto muso porta risultati ha raggiunto l’obiettivo per il quale é stato richiamato.

Detto questo, restano 10 punti da rimontare al Napoli (un’autentica impresa, superiore a quella già compiuta da Max nella stagione 2015/16) un’Europa League da provare a vincere, per suturare la sanguinosa eliminazione in Champions (non solo sportiva ma anche finanziaria) e una Coppa Italia da non snobbare. Di fatto, al momento gli aspetti negativi prevalgono ancora su quelli positivi. Da gennaio toccherà sempre ad Allegri raddrizzare la stagione, e, a seconda di dove porterà il carro bianconero, verrà giudicato.