47
Prima di tutto, egregio Dott.Cav.Pres.Carraro, chiariamo subito che gli scudetti della Juventus sono 38 e non 36. Fin quando Lei o qualcun altro non riuscirà a dimostrarci, con prove autorevoli e non arzigogolati teoremi, quante partite del campionato 2004/05 (quelle del torneo successivo manco le considero, perché non finì nemmeno sotto inchiesta) vennero alterate a vantaggio della Juventus, il numero degli scudetti juventini resterà sempre quello stampato all’ingresso dell’Allianz Stadium. 

E non tiri fuori, come fanno quelli privi d’argomenti, le sentenze e le decisioni dei tribunali, perché pure Lei sa bene – anche se non lo ammetterà nemmeno sotto tortura – che vennero prese per raccordarsi col “sentimento popolare” di quegli anni, come candidamente ammise il giudice Serio, membro dell’allora Corte Federale. Lo stesso presidente di quella Corte, Piero Sandulli, fu costretto a dichiarare che nel campionato 2004/05 non ci furono illeciti, e che il torneo andava considerato regolare. 

Eviti inoltre di usare come “prova di colpevolezza” la decisione della dirigenza juventina dell’epoca di  accettare la retrocessione: i legali della Juventus non erano dei pazzi o degli sprovveduti, ma di fronte alle pesanti accuse formulate dal pm federale Palazzi non ebbero il tempo necessario per imbastire uno straccio di difesa, essendo i tempi del processo estremamente contingentati. C’era fretta di decidere e condannare. Una giustizia sommaria da regime totalitario, con una sentenza già scritta settimane prima dai giornali. L’avvocato Zaccone lo capì e si arrese. La storia della guerra intestina in casa Juve, con gli Agnelli che accettarono la retrocessione pur di sbarazzarsi di Moggi e Giraudo, la lasciamo ad uso e consumo dei dietrologi di professione.

Pure l’egregio Dott.Cav.Pres. finì dentro il calderone di Calciopoli, salvo poi essere salvato per la collottola dalla terza sezione penale della Cassazione, prosciogliendolo da ogni accusa. In precedenza il Coni fece comunque di tutto per aiutarlo, attuando pressioni sulla Camera di Conciliazione ed Arbitrato della Giustizia Sportiva. Come dovette ammettere, davanti ai pm di Napoli durante il dibattimento civile l’ex presidente di quella Camera, Pierluigi Ronzani: “Alla vigilia dei processi di Calciopoli, il presidente del Coni Petrucci mi chiese di non prendere nessuna decisione sulla posizione di Carraro”. È tutto verbalizzato, si può andare a controllare. Condannato e poi assolto dalla Giustizia Sportiva, condannato e poi prosciolto da quella ordinaria.

Anche il Dott.Cav.Pres. Carraro, quando si trovò a deporre davanti ai giudici di Napoli, si appellò al “sentimento popolare” per giustificare la sua telefonata al designatore Bergamo prima di un Inter-Juventus, nella quale gli fece un’esplicita raccomandazione: “l’arbitro non commetta errori a favore della Juve, per carità!”. Perché, spiegò ai giudici, un errore fatto a favore dell’Inter sarebbe stato accettato più benevolmente dalla gente e dai media, mentre sarebbe avvenuto l’opposto nel caso l’errore si fosse commesso a favore della Juve. Come dovremmo chiamare tutto questo, normale interesse della FIGC per il regolare svolgimento di una partita o indebita pressione affinché la direzione di gara fosse orientata a discapito di una delle due squadre? 

E come andrebbero giustificate la rabbia, prima, e la preoccupazione, poi, dell’allora Presidente federale esternate in due telefonate distinte sempre al designatore Bergamo? In una gli fece un gigantesco cazziatone per la mancata concessione di un rigore alla Lazio nella gara con la Reggina, nell’altra gli chiese esplicitamente di “dare una mano”ai laziali nelle gare successive, ad eccezion fatta di quella contro il Milan (di cui Carraro fu presidente negli anni 70). Tutto normale? 

Questa è solo una parte del film di quei primi anni Duemila, in cui il regista non era Agnelli, ma uno degli attori era proprio Franco Carraro. Per usare le sue stesse parole: questa è la verità, il resto sono chiacchiere. Ecco perché gli scudetti della Juventus sono e saranno sempre 38 e non 36, caro Dott.Cav.Pres.