Giuro, faccio una grande difficoltà a capire come qualcuno sia riuscito a giustificare la scoppola di Stamford Bridge, che personalmente non ho affatto digerito. E, a differenza dell’ottimo collega Savoldi, stavolta non mi è piaciuto nemmeno il pragmatismo di Allegri su questa brutta e pesante sconfitta. 
Ancora oggi, in conferenza stampa, l’ha minimizzata: non piace perdere così, ma l’importante era aver vinto all’andata e aver già conquistato il passaggio agli ottavi. A questo punto mi domando perché il mister non abbia optato per un ampio turnover a Londra, dando un po’ di respiro a chi – come lui stesso ricorda sovente – sta giocando tutte le partite. Perdere per perdere, tanto valeva far riposare i migliori in vista dell’Atalanta.
Eggià, ma ve le immaginate poi le critiche che sarebbero piovute addosso al Max se avesse mandato in campo De Winter al posto di Cuadrado, o Arthur dal primo minuto anziché Locatelli, scelto Rugani anziché Bonucci, e la Juve ne avesse buscate quattro lo stesso? Meglio salvare le apparenze e schierare sempre i soliti, anche se – a quanto è parso di capire – le motivazioni della truppa stavano a zero. Come confermato dallo stesso vice presidente Nedved prima della gara col Chelsea: “Arrivare primi o secondi nel girone conta poco”. Inevitabile che, a fine gara, anche Cuadrado ribadisse che “la sconfitta non ha tolto nulla a quanto fatto prima”. Se fare risultato a Londra importava relativamente agli stessi dirigenti, immaginate un po’ come abbia potuto approcciare la gara la squadra. Infatti è finita tanti a pochi. Anzi, a nessuno. 
Resettando in toto la sconfitta, resta però l’equivoco: la Juve di Allegri ha sbracato perché ha snobbato il Chelsea, o perché quello palesato a Stamford Bridge è il reale valore della rosa attuale? Sarà pure una Juve in ricostruzione, ma il restauro lo si sta facendo con materiali giusti o scadenti? A Londra si è rivista la medesima mediocrità emersa già con Sassuolo e Verona, e che i campioni d’Europa in carica hanno evidenziato in maniera ancora più netta. Riconfermando per l’ennesima volta la scarsa tenuta psicologica della squadra, incapace di reagire al primo gol subito. Insomma, una serie di dejà vu, ben camuffati però a fine gara con l’importanza relativa del match. 
L’Atalanta di Gasperini ci dirà se il collasso di Londra è stato davvero un incidente di percorso, privo d’importanza e quasi voluto, oppure un campanello d’allarme (l’ennesimo) da non sottostimare.