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Chi lo tocca, muore. Inavvicinabile. Praticamente un paria. Così è stato ridotto Andrea Agnelli dalla UEFA dopo aver provato a scalzarla, seppur con un golpe notturno male organizzato e di conseguenza fallito. Lo ha dichiarato lo stesso Andrea in una lunga intervista all’olandese De Telegraaf (sfogatoio preferito, non a caso, a tante testate italiane) da dove non ha risparmiato pesanti bordate contro i burocrati di Nyon e quelli della nostra Federazione, alleati nella battaglia comune all’eretica SuperLega, che ha avuto e continua ad avere proprio in Agnelli uno dei principali sostenitori e sulla quale è atteso a breve il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea.

Impossibile sapere come finirà, ma l’aria che tira attorno alla SuperLega  - al di là dell’unico pronunciamento ottenuto a favore dal Tribunale commerciale di Madrid -  è pessima, tanto quanto quella altrettanto malsana che si respira da mesi in Italia sulla Juventus a causa dell’inchiesta Prisma. Due vicende che viaggiano parallele (come Ceferin e Gravina mercoledì scorso a San Siro) perché accomunate dal medesimo denominatore: Agnelli.

Colui che ha osato mettere in discussione e sfidare il potere supremo della UEFA e il suo gerarca Ceferin,”che come presidente si sente potente come un Re e parla come un primo ministro dell’organizzazione delle competizioni” (Agnelli dixit), ma anche quello che da presidente Juve  – provando ad ammortizzare le perdite societarie – ha autorizzato e avallato alcune manovre finanziarie spericolate dei suoi ex dirigenti, operazioni che ora stanno procurando  a lui e al club problemi non da poco con la giustizia ordinaria e sportiva.

A quest’ultima non sembrava vero, a 17 anni da Calciopoli, di poter rimettere le mai addosso alla squadra più odiata in assoluto del panorama calcistico nazionale (giudici compresi, per ammissione di alcuni di loro) grazie ad un autogol, ma anche alla proficua collaborazione della magistratura ordinaria, la quale da anni pedina come un segugio la Juve e indaga a 360 gradi sul club e il suo ex presidente. Prima l’inchiesta sui rapporti con gli ultrà e la malavita organizzata, poi la vicenda Ginatta (che in pochi conoscono), adesso la Prisma su plusvalenze, stipendi e rapporti con altri club. Prima ancora ci fu il doping col giudice Guariniello, ora c’è il pm Santoriello, che di recente si è vantato di indagare sui ladrocini bianconeri professandosi un odiatore della Juventus. Sempre nel mirino. Indagini altrettanto approfondite sugli altri club coi quali la Juve faceva “sistema” per ora non ce ne sono. Gli atti dell’inchiesta Prisma sono stati appena trasmessi anche ad altre procure, magari qualcosa si muoverà.

Due ex giudici del Tribunale Ue hanno già avanzato il loro pronostico sull’imminente pronunciamento della Corte sulla Superlega, e secondo loro non si discosterebbe affatto dall’opinione espressa di recente dall’avvocato generale, ovvero: pro Uefa. Perché, sostengono entrambi, “non c’è motivo per ritenere che le regole Uefa non rientrino nell’ambito della libertà di organizzazione”. Vedremo se andrà a finire davvero così. Agnelli ha dichiarato di non voler mollare ed, eventualmente, di percorrere altre strade.

Quanto alla FIGC, Andrea si è limitato a dire di essere stato sospeso dalla Federazione senza essere stato nemmeno ascoltato e con l’impossibilità di difendersi. L’ingiusto processo al quale viene sottoposto chiunque finisce a tiro della giustizia sportiva. Lo stesso giudice Torsello, membro CAF, è stato esplicito: non può essere uguale a quella ordinaria perché deve essere tempestiva e perentoria, e può condannare anche senza disporre di tutte le prove.

“Temo il giudice troppo sicuro di sé e che arriva subito ad una conclusione”. Non lo ha dichiarato Agnelli al The Telegraaf ma Calamandrei.  Andatavi a leggere su Wikipedia chi era.