Mi piace inaugurare questa caldissima domenica post derby con due operazioni semplici e doverose. La prima è di ordine morale e riguarda Maurizio Sarri, al quale sento il bisogno di rivolgere le mie scuse assolutamente pubbliche. Coloro che, nella vita, non hanno il coraggio civile di ammettere gli errori commessi verso il prossimo non sono granché e non meritano rispetto. Dopo la partitaccia di Coppa Italia scrissi che Maurizio Sarri per salvare se stesso e la sua immagine anche futura di allenatore aveva soltanto una strada da imboccare cioè quella di rassegnare le proprie dimissioni dalla Juventus. Una valutazione e un consiglio certamente radicali, probabilmente suggeriti anche dalla delusione del momento, smentiti adesso in maniera evidente dai fatti: non soltanto grazie ai risultati ottenuti, ma anche dalla lettura degli atteggiamenti e delle parole dello stesso allenatore. 

CAMBIAMENTO - Non vi è dubbio che Sarri, da persona intelligente qual è, ha capito di trovarsi a operare in una società speciale con ragazzi speciali dove a contare non sono soltanto le teorie e le strategie di campo, ma anche le cifre psicologiche. Ha smussato gli angoli del suo carattere ruvido e apparentemente dittatoriale, ha imparato a misurare le parole, ha resettato la parte più cocciuta del suo ego. E’ stato bellissimo, ieri, vederlo sorridere e ridere dopo ciascun gol, la maglietta slacciata e senza il bocchino tra i denti. Ora il resto verrà da solo, con lui e i suoi ragazzi ricompattati intorno. La classe non si impara, e Sarri professionalmente la possiede, lo stile si apprende. Rinnovo le scuse, di cuore.

DYBALA - La seconda operazione che ho voluto fare riguarda Paulo Dybala. Su una parete dello studiolo dove lavoro, proprio sopra la scrivania, da anni si trova appesa una fotografia incorniciata di Omar Sivori, il mio mito di sempre e per sempre. Ebbene, da oggi al suo fianco c’è l’immagine di Dybala. E non credo sia necessario di fornire spiegazioni sul perché.